IL SOSPIRO IN UN LAMPO DI CENERE.
Scritto e diretto da Makal Lakam, con Giuietta Lakam e Robert Kasdarère.
In vividi abbracci,
incontro la pura,
e sento, inconsapevole,
del gioco, l’abiura.
Così si presenta a noi il nuovo capolavoro di Makal Lakam. Un versetto, sospirato, quasi incantato dalle sue stesse parole, aspira alla nostra purificazione. Noi che non siamo anestetizzati nel ruolo di cani guardiani dell’idea: l’autore, infatti, auspica ad uno scalpitio, ad un fremere o un battito; egli ci conduce saltellando puerilmente e masticando un immenso dolce colorato.
“Il protagonista, Karl, è un ricco fabbricante d’armi destinato in pochi giorni a vedere travolta la propria realtà quotidiana” questo è ciò che melanconico dice alla propria famiglia Albert, mentre il presidente della Repubblica Francese, Jaques Chirac, dichiara alla nazione: “Oggi ci sentiamo, un po’ tutti, chi più chi meno, imperiesi”. Pochi istanti prima un aereo precipitava su Piazza Dante ed un altro riduceva in polvere il Duomo di Porto Maurizio, luoghi nevralgici dell’economia e del culto cattolico imperiese.
Ma non è questo che a noi importa, ciò che colpisce è il soave movimento di camera, il brulicare ingenuo di giovani destinati al suicidio intellettuale. E’ descritta, in tutta sincerità, la verità sublime creata dalla società neo – consumista – integralista. Lakam ha ipotizzato una perversione legata al mercato delle vacanze: un magnate tailandese, che crea una nuova compagnia aerea, la Al Qaeda Deadline Air, fugge dal genio del regista e si propone alla nostra atroce sensibilità sanguinaria. “Viaggia con il terrore!” scandisce un impiegato con contratto a collaborazione, mentre pubblicizza l’azienda.
Vite sospese in aria, grida misericordiose di fanciulle stregate dalla morte, gesti impervi in onore della follia, un idillio di lacrime gelate dall’indifferenza. Il mio stesso sospiro è ormai cenere
Jenny Senticela.