giovedì, marzo 01, 2007

In difesa del Conflitto

Votare non è un gesto coerente ad una difesa del qualunquismo e credere che stando fuori dei giochi politici si possa affermare la purezza è ingenuo. È l’usuale diatriba tra coloro che proclamano l’astensione alle elezioni, poiché il loro voto non cambierà sostanzialmente lo status quo e chi replica che se tutti agiscono in tale maniera nulla potrà essere cambiato. Io rifiuto di immaginarmi puro, anche se ammetto di essere tentato da tale pensiero di autarchia e solitudine eroica. Credo inoltre che l’equazione qualunquismo diverso da ideologia dominante sia erronea e che il qualunquismo, piuttosto, sia un sottoinsieme dell’ideologia dominante.
Questo non significa che io reputi un manifestante ribelle superiore allo scrittore disincantato: mi sembra però evidente che esistano altre vie volte al cambiamento. Nella mia critica al potere avido e compromesso alla malvagità esiste un desiderio di confrontarmi con tale potere. Confrontarsi con il potere è inutile? Allora cerchiamo di fare parte di tale potere. Io percepisco l’esistenza di uno Stato braccato da interessi appartenenti a nicchie a me ostili e devo difendermi.
Ho corteggiato l’idea della non partecipazione, ma non la reputo adeguata. A meno che non sia un’assenza felice e che la presunzione di purezza permetta comunque di riprodursi felicemente. Non ci si chieda, in questo caso, che cosa desideri la prole: a loro la scelta e alla società il compito di indirizzarla.

Io difendo la mia intenzione di riconoscere le sfumature e di selezionare e, se non sarà qualcun altro a farlo prima di me, di contribuire attivamente al fin della mia sopravvivenza. Se non altro perché non desidero che il neo-comunistello da bar o ringhio-fascista da stadio influenzi in maniera sproporzionata la mia esistenza.

Mauro Striano

In Difesa Del Qualunquismo

Il problema, caro willie, non è la classe politica, come molti pensano. Il fatto è che non esiste più una coscienza di classe scaturente pensieri sistematizzati in ideali, concretizzati da programmi, fatti conoscere tramite una propaganda onesta e trasparente. Oggigiorno, non è la mancanza di impegno politico o di idee a rendere il nostro paese pigro e lento di fronte all'Europa scandinava, o mediterranea o non italiana che, seppur in molte cose arrabattandosi, riesce a far sì che i furti diano un 10% del bottino al popolo. Dire che tutti i politici rubano è retorico come è retorico dire che la politica adesso è una cosa sporca ma è anche retorico il solo pensare di poter avere il potere di cambiare lo status quo attuale, quando il panorama politico è puro appannaggio del clientelarismo e lo scollamento fra base e vertici assume viavia i connotati dell'abisso. Eppure, girando fra i giovani rossi o i giovani neri, quanti di loro ha una vera conoscienza delle origini della loro posizione politica, così vistosamente ostentata? quanti skinhead varesini hanno idea di cosa sia il corporativismo, spina dorsale dell'economia secondo i pensieri di Mussolini? Quanti sinistrorsi super impegnati in manifestazioni ha realmente idea di cosa sia stata la storia della sinistra italiana e di quali differenze sostanziali abbia avuto rispetto alle altre sinistre europee dal dopoguerra ad oggi? domande futiil ed ovvie, ma le domande più annose sono e rimangono: se domani tu neo-comunistello da bar o ringhio-fascista da stadio, dovessi prendere il potere, TU cosa faresti? come vorresti il mondo se avessi veramente il potere di cambiarlo? Qui tutti rispondono in maniera collettiva, nascondendosi dietro un fantomatico programma di partito o degli ideali da baci perugina. Allora se al posto delle parole "socialismo" e "fascismo" mettiamo due squadre di calcio il risultato non cambia molto.. La risposta deve essere ovviamente seria e ben ponderata, tenendo conto di ogni conseguenza economico-sociale delle decisioni prese. Via i negri dall'Italia? bene domani sarà tuo figlio a farsi bruciare in fonderia; no alla proprietà privata? allora sarai contento quando verrò a prendermi il tuo televisore...altre ovvietà naturalmente...anni or sono la politica oscillava tra sostenitori dello stato sociale, in cui tutti avessero una sopravvivenza minima garantita e i liberisti, in cui l'economia trascinava il paese, permettendo agli imprenditori di investire e far girare liquidi. Al giorno d'oggi le parti si sono mischiate, chi era liberista ora usa lo stato per farsi dare il danaro da investire, chi era per lo stato sociale invece liberalizza per conservare il proprio cadreghino. Fino a non molto tempo fa, pur già disgustato dalle empietà politiche, sostenevo un impegno, quantomeno a livello di aggiornamento sulle vicende, guisto per far sì che ogni tanto, sorpresi con le mani nella marmellata, i politici si vergognassero un po'...ora che anche la denuncia politica è diventata una buffonata che fa ascolti in televisione, quindi strumentalizzata ad hoc, ora che l'Italia viene uccisa giorno per giorno da chi ormai di politico non ha più niente, io non voglio essere complice e mi chiamo fuori da questo scempio. CIto Althusser quando sostiene che ogni forma culturale, sociale ed economica, per quanto avversa, è sempre conferma dell'ideologia dominante. Allora ho deciso di non fare più nulla, per affrancarmi da questa ideologia, Intendiamoci, continuerò a dare il mio voto, affinché l'altra fazione non vinca(notare la sottile sfumatura), ma voglio restare fuori da tutto, affondare nel mio mare di qualunquismo in cui posso ancora vedere la riva se nuoto cno le mie forze, piuttosto che una nave è governata da un'equipaggio di pazzi che potrebbe portarmi chissaddove! Per questo Joe Capresis scrive del qualunquismo difendendo il qualunquismo in cui, il non prendere una posizionesu nulla, demistificando sia il bianco sia il nero, permette di non avvalersi di nessuna posizione prestabilita dall'ideologia dominante, decostruendo ogni evento fino ai minimi termini, per potersi poi costruire un proprio giudizio partendo dalle parti scomposte.
Un cordiale saluto da Joe Capresis