martedì, settembre 26, 2006

LA POSTA DEL QUORE

Trovo inutile alzarsi presto la mattina, dilata il tempo che uno passa attendendo che sia sera. Delle volte mi capita di svegliarmi presto, spesso a causa di violente erezioni che soverchiano il mio materasso rendendolo un freddo surrogato della sessualità femminile, che, pur privo di cavità ospitanti un qualsivoglia membro di qualsivoglia dimensioni, hanno in comune col loro emulato il fatto di non concedersi, non a me se non altro. Ad ongi modo, per motivi di variegata natura, mi capita di essere in piedi ad ore non ancora in doppia cifra. Questa mattina ad esempio sono stato svegliato dal rumore di schiaffi sulle natiche dei miei vicini di stanza. Mi piace sentire gli altri fare sesso anche perché è un ottimo sistema per imparare quanto si è inadeguati nella vita. Se la ragazza nell'atra stanza sta facendo del sesso con la persona nell'altra stanza, allora devo aver fallito almeno in una cosa. I miei vicini di stanza sono tedeschi, almeno lei, lui sembra il tipico italiano che concupisce le straniere con venali giochi di glande, promettendo amore e spacciando peli pubici come un santuario di piacere mediterraneo. Io adoro la Germania i tedeschi e soprattutto la lingua cimbro-teutonica. Ho sempre pensato che il tedesco fosse un'ottima alternativa al farsi capire. Dicevo, comunque, che trovo inutile alzarsi presto la mattina, stamane, ad esempio, mi sono trovato a fare colazione al bar sottocasa, assieme ad un nugolo di perfetti sconosciuti, intenti ad inzuppare la loro incipiente giornata lavorativa in un cappuccino bollente, condito di frustrazione da giochini sadomaso ordinati su postla-market e lingerie commestibile al gusto cammello. E' piuttosto intrigante osservare come tutti i discorsi degli uomine e delle donne al bar focalizzino l'attenzione sul lavoro, mentre l'organo preposto alla percezione visiva sia totalmente tuffato nella scollatura della procace cameriera, tutti e due per diverse forme di invidia. Tutti ne vorrebbero un paio uguale, ma per usi differenti.Chi per ostentarlo alle amiche, chi per suggerne piacere e voluttà, chi per scambiarlo con un oritteropo del gabon da seviziare. Io ho un ottimo sistema per godere delle rotondità femminili senza che queste pensino che mentalmente le stia legando ad un letto, compiendo sul loro corpo ogni tipo di nefandezza classificata nella top-ten redatta dalla chiesa su come non deve essere un rapporto di coppia. Quando vengo sorpreso con l'occhio nel loro paniere, non commetto l'errore di distoglierlo precipitosamente, cosa che, oltre a darvi l'aria del ladro sorpreso sul fatto, può a lungo andare, creare delle emicranie piuttosto fastidiose, ma mi limito a persistere nel punto d fuoco assumendo un'aria assorta, aspettando con calma che sia lei a spostarsi. Quando lei avrà mutato posizione, mantengo il mio sguardo nello stesso punto, facendo credere che stessi guardando oltre la sua materia, un indefinito punto nello spazio, facendole sentire inutili. Questo sistema mi permette di non sfigurare agli occhi del gentil sesso e di mantenere la concentrazione sulle mie fantasie erotiche. Finito il mio cappuccino fatto di caffé, latte e perversione mattutina, sono salito in camera, sperando fra me e me che il tempo si fosse improvvisamente piegato alle 7 di sera, risparmiandomi il tedio di dover guardarmi vivere. Ho calcolato che in un'ora posso mettermi le dita nel naso almeno 20 volte. E non parlo della visita fugace che si fa in pubblico quando si pensa di non essere visti ma si vuole comunque mantenere un contegno, parlo della perizia chirurgica che proferisco in ogni mio sondaggio rinico, cercando sempre di ottenere i prodotti più validi e fragranti che crescono spontanei nelle mie narici. In mattinate lunghe come questa, mi succede sovente anche di passare interminabili attimi a testare il grado di conglutinazione del muco nasale e sorprendermi a fantasticare sul brevetto di una colla speciale a base dello stesso. Oltre a tali fantasie, controllo spesso la posta elettronica, nella vana speranza che qualche mia vecchia fiamma si faccia risentire con un messaggio del tipo: "Ho sbagliato tutto nella vita, tu eri l'uomo per me, il coito anale non è poi così meschino, a patto di non farvi partecipare tutti quegli Hare-Krishna". Qando passo mattinate così barbose, l'unica cosa che possa farmi passare il tempo è scrivere, adoro scrivere, scriverei per ore ed ore. A volte scrivo fino a ché l'unica cosa che mi distoglie è l'odore delle mie stesse feci, uscite alla chetichella dopo aver mandato copiosi messaggi al mio duodeno, bellamente ignorati dalla sua partecipazione al mio scrivere. Insomma scrivere è una dellemie grandi passioni anche se non sempre la posso condividere. Nella maggior parte dei casi, i miei argomenti preferiti sono, la vita sessuale dei monaci tibetani e il motivo per cui si fanno chiamare lama, e il grado di fusione dell'acciaio di cui sono composti i carriarmati pakistani. Argomenti di non facile divulgazione, a meno che non abbiate appena rapinato un ospizio usando il vostro pene come arma deterrente. Tuttavia, dopo aver abbondantemente copulato con speci animali appartenenti alla classe degli insetti, tendo a scadere nel sesso o negli escrementi...
Un Lettore

lunedì, settembre 18, 2006

DICHIARAZIONE DI APPARTENENZA ovvero MONITO ALLE GENERAZIONI

Rossastro, il coperchio di un'uggiosa notte nebulizzata, tappava la città tutt'intorno rendendola prigioniera di spesse coltri fumose. I tetti sembravano anelare al cielo, come le mani di prigionieri tese all'inutile ricerca di pizza ai peperoni. Le finestre illuminate in lontananza come una deflagrazione di freschezza in una bocca creata dal peccato comune. Rimasi degli niterminabili attimi a rimirare quel sudicio panorama, come peperoni mollemente rassegnati su di una pizza impastata con 3\4 di oscenità, sale, acqua e lascivia. L'atmosfera portava l'odore indegno dello smog, come quello di alcuni peperoni spiaccicati alla bellemmeglio su di una pizza di disgusto. Mi ero praticamente incantato a guardare come la linea dell'orizzonte, creata dalle estremità degli edifici in lontananza, mi ricordasse dei peperoni finemente tagliati e sparsi con perizia sulla pizza della vita. Ad ogni modo, la notte era al suo culmine e il mio lavoro doveva cominciare...uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur lordarsi l'anima, come fa un peperone cotto e riempito di peperoni su di una pizza metafisica, contornata di peperoni ontologici. Mi vestii con sistematica fretta, come un peperone intero su di una pizza tritata, uscii dalla porta di casa e cominciai a scendere le scale, come un peperone su di una pizza scende le scale dell'esistenza. Quando improvvisamente, all'altezza del terzo piano, un fatale dubbio mi colse, come un peperone tagliato alla juliéne su di una pizza impastata e cotta da un pizzaiolo che si chiama Juliéne, ma non lo dice a nessuno per paura di essere sbeffeggiato dai suoi stessi astanti, come un peperone verrebbe sbeffeggiato da una pizza, se essa venisse a sapere che il peperone si chiamasse "pizza ai peperoni tagliati alla juliéne da un pizzaiolo che si chiama Juliéne". Un quesito mi colse nei termini siguienti: "che forse è questo il mio ultimo giorno di vita?"...non mi risposi, come un peperone rimane muto, percosso ed attonito al nunzio della sua pizza, senza trasparire peperonee emozioni. Arrivai in strada quando mi assalì lo stupore...tutt'intorno fragranza di forno, l'asfalto, rosso e bianco, era incandescente e molle...allora capìi che era giunta la mia ora...mi sbucciai della mia trasparente pellicola, per non risultare eccessivamente indigesto, e mi adagiai rassegnato sul pavimento della mia fine, come un peperone si adagia sulla sua pizza della rassegnazione, rassegnato come un peperone sulla pizza ai peperoni. Questa mia storia sia di monito alle generazioni, come un peperone su di una pizza è monito che essa stessa porta il nome del suo condimento base, non dimenticatemi amici, poiché io sono il verbo, come un peperone su di una pizza.

mercoledì, settembre 06, 2006

Niente Resterà Impunito

Mi è sovente fatta richiesta epistolare, fra il maremagnum delle missive che quotidianamente affollano la mia capiente cassetta della posta, di commentare fatti di cronaca, attualità e minchiatelle di cotale fattezza. Come sempre replico a quanti mi avanzino tanta mira, di indossare il loro più bel paio di scarpe e con esse calciare il proprio deretano proiettandolo in una dimensione alternativa, ove tutto è design arredativo e le tendine si chiamano "giuspasìa". Alla luce, tuttavia, dell'ultimo increscioso accadimento cronachistico, drammatico quanto inconcepibilmente crudele, io, nella persona del capo redattore delle Aliane Edizioni, come docente titolare della cattedra di "letteratura che spacca un bel po' raga, ccioè vveramEnte" dell'università Faccheti-Mazzola di Trecatello-sul-Masnadino, come uomo e come sufflé di patate, non posso astenermi dal commentarlo, non senza una qual nota di amarezza nell'anima e una macchia di inchiostro sulla patta dei pantaloni. Ero in casa mia, a sudare sulle carte, per poterne fare le mie sudate carte, quando l'occhio mi è distrattamente caduto sul giornale del giorno, che, come ogni mattina, viene portato in casa dalla domestica, lasciato aperto sulla mia scrivania e regolarmente dimenticato su di essa, tanto che si è creata una pila di giornali vecchi da non veder di qual colore sia la scrivania stessa. Ora, con voracità ghepardesca ho letto l'articolo sul fatto tristamente noto che tutti abbiamo letto o carpito tramite etere o via web. Subito un certo disgusto per l'architettura new-age mi ha avvolo come una vampata di cerini, ma ben presto una sensazione di agghiacciante, prorompente angoscia si è fatta strada nel mio cervello, come un cavallo bianco che corre sul bagnasciuga pubblicizzando un bagnoschiuma dall'odore discutibile. Le mie prime parole furono "Devo assolutamente" seguite da "spegnere la vestaglia che va a fuoco", a seguito della vampata di cerini di cui sopra. Riflettendoci poi a lungo alcuni annosi quesiti mi hanno catturato, quesiti che tendo a girare a voi, miei lettori che tanto deprecate il marsala nel serbatoio dell'automobile. E'giusto, secondo voi, che bambini tanto piccoli possano girare con quegli oggetti addosso, senza che nessuno controlli o quantomeno denunzi alle autorità competenti il possesso o il consumo di tal merce? E a chi mi rispondesse affermativamente replicherei che tali sciagure nascono più per negligenza che per malafede. Il secondo quesito è sulla legittimità, da parte dei genitori, di installare sistemi operativi obsoleti sui propri zerbini, in modo tale che poi i loro figli ne vengano ispirati per dipingere quadri espressionisti sulle patologie duodenali...facile a dirsi quanto a solfeggiarsi, il terzo quesito riguarda le autorità preposte al controllo e all'imbarco di calndestini per la terra dei peli pubici, ovvero, per quanto ancora, dovremo, noi contribuenti, sottostare alla prepotenza di un'istituzione, in teoria proba ed encomiabile ma di fatto rozza ed incline a copule per via rettale? Fino a quando questi miei quesiti non saranno esaustivamente esauriti, non potremo mai evitare che tali sventure si abbattano sul nostro già martoriato popolo, sconvolgendone usi, costumi, abitudini e confini. E ancora, possiamo, noi, uomini della strada e docenti, atti a plasmare la socialità e la cultura tutta di questo popolo, ancora tacere sulla forma falloide della zucchina? La risposta la lascio ai miei colleghi, io ho la faraona con l'asfalto in forno e non vorrei mi si bruciasse, proprio oggi che ho ospiti.
A tutti i miei più anali saluti
Joe Capresis