mercoledì, settembre 06, 2006

Niente Resterà Impunito

Mi è sovente fatta richiesta epistolare, fra il maremagnum delle missive che quotidianamente affollano la mia capiente cassetta della posta, di commentare fatti di cronaca, attualità e minchiatelle di cotale fattezza. Come sempre replico a quanti mi avanzino tanta mira, di indossare il loro più bel paio di scarpe e con esse calciare il proprio deretano proiettandolo in una dimensione alternativa, ove tutto è design arredativo e le tendine si chiamano "giuspasìa". Alla luce, tuttavia, dell'ultimo increscioso accadimento cronachistico, drammatico quanto inconcepibilmente crudele, io, nella persona del capo redattore delle Aliane Edizioni, come docente titolare della cattedra di "letteratura che spacca un bel po' raga, ccioè vveramEnte" dell'università Faccheti-Mazzola di Trecatello-sul-Masnadino, come uomo e come sufflé di patate, non posso astenermi dal commentarlo, non senza una qual nota di amarezza nell'anima e una macchia di inchiostro sulla patta dei pantaloni. Ero in casa mia, a sudare sulle carte, per poterne fare le mie sudate carte, quando l'occhio mi è distrattamente caduto sul giornale del giorno, che, come ogni mattina, viene portato in casa dalla domestica, lasciato aperto sulla mia scrivania e regolarmente dimenticato su di essa, tanto che si è creata una pila di giornali vecchi da non veder di qual colore sia la scrivania stessa. Ora, con voracità ghepardesca ho letto l'articolo sul fatto tristamente noto che tutti abbiamo letto o carpito tramite etere o via web. Subito un certo disgusto per l'architettura new-age mi ha avvolo come una vampata di cerini, ma ben presto una sensazione di agghiacciante, prorompente angoscia si è fatta strada nel mio cervello, come un cavallo bianco che corre sul bagnasciuga pubblicizzando un bagnoschiuma dall'odore discutibile. Le mie prime parole furono "Devo assolutamente" seguite da "spegnere la vestaglia che va a fuoco", a seguito della vampata di cerini di cui sopra. Riflettendoci poi a lungo alcuni annosi quesiti mi hanno catturato, quesiti che tendo a girare a voi, miei lettori che tanto deprecate il marsala nel serbatoio dell'automobile. E'giusto, secondo voi, che bambini tanto piccoli possano girare con quegli oggetti addosso, senza che nessuno controlli o quantomeno denunzi alle autorità competenti il possesso o il consumo di tal merce? E a chi mi rispondesse affermativamente replicherei che tali sciagure nascono più per negligenza che per malafede. Il secondo quesito è sulla legittimità, da parte dei genitori, di installare sistemi operativi obsoleti sui propri zerbini, in modo tale che poi i loro figli ne vengano ispirati per dipingere quadri espressionisti sulle patologie duodenali...facile a dirsi quanto a solfeggiarsi, il terzo quesito riguarda le autorità preposte al controllo e all'imbarco di calndestini per la terra dei peli pubici, ovvero, per quanto ancora, dovremo, noi contribuenti, sottostare alla prepotenza di un'istituzione, in teoria proba ed encomiabile ma di fatto rozza ed incline a copule per via rettale? Fino a quando questi miei quesiti non saranno esaustivamente esauriti, non potremo mai evitare che tali sventure si abbattano sul nostro già martoriato popolo, sconvolgendone usi, costumi, abitudini e confini. E ancora, possiamo, noi, uomini della strada e docenti, atti a plasmare la socialità e la cultura tutta di questo popolo, ancora tacere sulla forma falloide della zucchina? La risposta la lascio ai miei colleghi, io ho la faraona con l'asfalto in forno e non vorrei mi si bruciasse, proprio oggi che ho ospiti.
A tutti i miei più anali saluti
Joe Capresis

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