mercoledì, febbraio 23, 2005

PRINCIPESSA WILLIE MAYS

Caro Willie, cari lettori.
Volevo diventare regista cinematografico, non per raccontare storie ma piuttosto per narcisismo. Infatti, credo che l’impulso a creare mi sia stato donato dal semplice piacere di mostrare me stessa, di raccontarmi. D’altra parte ho amato fingere che l’amor proprio potesse essere celato dall’umiltà del non voler narrare cose a me ignote.
Forse semplicemente volevo poter sostenere la mia vita scrivendo o filmando. Considerando che l’esistenza ha un termine, e con essa ogni dispiacere nonché qualsiasi momento lieto, perché mai non optare per la serenità? Certamente le vere proibizioni sono materiali, difatti diverrebbe arduo non avere danaro per nutrirsi e coprirsi dalle intemperie.
Dopo essermi laureata in scienze politiche mi resi conto che qualsiasi occupazione aveva un aspetto negativo. Mi sarebbe piaciuto specializzarmi in Diritto del Lavoro per avere la possibilità in seguito di difendere gli operai: era il ’78, avevo preso freddamente parte ai Movimenti Autonomi del ’77 e Aldo Moro aveva già ricevuto, ai suoi funerali, l’estremo saluto dai mandanti del suo stesso assassinio. Ma come avrei potuto io difendere i proletari senza aver mai conosciuto la vita alla catena di montaggio? Deprecavo il lavoro in fabbrica e non ardevo dalla voglia di farmi assumere alla Siemens per combattere il sistema dall’interno. Avrei dunque potuto difendere il Diritto del Lavoro?
Mi pareva bizzarro il modo in cui le nostre vite erano state organizzate, sorridevo pensando che in quei settanta anni io dovessi forzatamente trovare un significato.
Il senso è stato semplicemente creato dai diversi déi che ogni società ha spontaneamente creato, e la mia giovinezza paranoica mi lasciava intravedere innumerevoli complotti orditi da omini blu con le antenne della Radio Vaticana. Dunque per quale motivo scrivere? Per quale motivo giocare a tennis? Cosa mi avrebbe spinto a suonare nel migliore dei modi un contrabbasso? Perché iscrivermi alle liste di collocamento? Che cosa avrebbe dovuto spingermi a continuare gli studi?
Chiedetelo a qualcun altro, non a me. Io sono povera di spirito e resto intrappolata in un girotondo d’immagini false, estranee, incoerenti. Mi hai cercato, Willie Mays, addirittura sembra che tu mi abbia aspettato. Io non ti ho atteso, né ti attendo ora.
Come puoi entrare così facilmente nelle vite altrui senza vergognartene? A questa domanda so rispondere: perché siamo noi a volerlo. Bruciamo dal desiderio di svelarci e ci stimiamo inossidabili. Insieme siamo un’ottima coppia, ci violentiamo a vicenda e godiamo come due innamorati sufficientemente rodati ma non ancora logori.
Ti sei chiesto il perché, sembravi preoccupato sul dove, aspiravi al quando: scrivendoti svelo la mia incapacità di suicidarmi e infrango l’ultimo pilastro artistico sul quale potevo ancora poggiare.
Lasciami fuggire, mia principessa Willie Mays.
EVVAI!!!!! Anche questa è andata.
- Urania Minchietta

Urania ha scritto questa lettera per tutti voi, miei cari lettori. In suo onore ho deciso di scriver di lei una piccola nota biografica.
Urania Minchietta.
Nata ad Andora (SV) nel 1953. Studia Scienze Politiche a Bologna dopo aver conseguito il diploma di maturità linguistica. Entra nel mondo cinematografico grazie a Mirko Alieno, coinquilino affetto da disturbi psichiatrici, con il quale realizza un corto-metraggio in Super 8: Principessa (1977). Urania, estasiata dal mondo del cinema, decide di non continuare la carriera universitaria, dopo aver conseguito la laurea a pieni voti, e si dedica ad una collaborazione artistica con Alieno.
Tra il 1978 e il 1982 Minchietta e Alieno realizzano, oltre al più noto e il più originale Volevo solo coprire il gobbo(1979), Ma quando arrivano quelle gobbe?(1980) e Ti stimo molto - Il diario di un gobbo sulla vespetta (1982).
Ma il rapporto creativo perde lucidità. Alieno si ostina a proiettare sul televisore di casa le loro opere credendo possibile fare, con pennello e inchiostro, delle post-produzioni in tempo reale. Propone dunque ad Urania e produttori d’essere presente ad ogni proiezione dei loro film e di post-produrre anche su schermo cinematografico, chiede solo qualche lira in più per due trampoli, un rullo e un dromedario.
Urania, d’altra parte, continua a vedere piccoli ometti blu con le antenne della Radio Vaticana che le cantano -Santa Maria, piena di grazia, prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra? della nostra? forza rispondi, della nostra? DEADLINE, hai capito? DEADLINE-. E poi le ripetono -Deadline, quante volte bisogna dirtelo? Deadline-. E le tirano una pacca sul sedere. Inoltre quando dorme sempre i soliti omini blu, che lei crede agenti del SIM, le sussurrano ripetutamente -Sinistra, destra, sinistra, destra, sinistra, destra-…Insomma, è un inferno [(di merda glaciale, ndRobecchi) (di beate bombe della NATO, ndPanebianco)].
Il periodo creativo si esaurisce: Alieno s’iscrive ai Comitati Leninisti e diventa un quadro del partito, Urania torna sotto i riflettori solo nel 2003 nella famosa (ma da noi non troppo amata) fiction televisiva Schegge di polvere – I netturbini.

mercoledì, febbraio 09, 2005

Benvenuto, Fagun!

Buonasera. Immaginatevi una normale studentessa universitaria a Bologna. Studia scienze politiche, è al terzo anno, e in pari con gli esami. Una storia come tante altre, ma non vi ho ancora detto tutto: è francese.

IL DELITTO DI VIA STRAZZACAPPE


26 luglio 1985: Lucie Baguettin - è solo un nome di fantasia - è una bimba come tante altre; bionda, allegra e molto loquace. Magari sta raccontando qualche barzelletta agli amichetti, una di quelle barzellette a tema pedopornografico che sente quotidianamente raccontare tra i preti del suo asilo; o forse sta semplicemente giocando nel giardino della sua villetta, sola e innocente, seduta sull'erba, quando le barre di raffreddamento del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl si guastano. È una catastrofe immane: il reattore esplode e libera una nube radioattiva che si staglia minacciosa su una cartina stilizzata aggiunta in post di un'Europa occidentale ancora ignara. Lucie non lo sa, ma quell'evento cambierà per sempre il corso della sua vita.

31 aprile 1988: quattro o cinque amici del bar della stazione dicono no al nucleare in Italia. Lucie è ancora troppo piccola per voler seguire le vicende politiche del Belpaese, ma il referendum cisalpino sarà un'altra data fondamentale nella storia che vi sto raccontando.

Dimenticavo, il 30 aprile 1988 un clandestino libico tenta di raggiungere le isole Faroe (presunto luogo di origine della mitologica creatura chiamata in danese Fagun) nascondendosi nello scompartimento del carrello di un B-32 della PanAm. Mentre il velivolo sorvola la Scozia, forse per il freddo dell'alta quota, forse per un irresistibile impulso di idiozia, più probabilmente per dar fuoco a una scorreggia, il povero interinale strofina un fiammifero contro il ruvido pavimento metallico. È un tragico errore: il B-32 è l'avanguardia di una flotta di bombardieri dell'US Air Force mascherati da aerei di linea per preparare l'invasione americana di Aberdeen.
14 tonnellate di cluster bomb all'uranio impoverito nonostante le molte detrazioni fiscali esplodono all'istante; per lo stronzo comunista la fine è immediata, per il regime di Gheddafi ci vorrà ancora un po', per la nostra Lucie, anche se lei, povera scema, non lo sa, non cambia un cazzo (eccheccazzo, NdRobecchi).

Ma la svolta non tarda ad arrivare: è il 4 dicembre quando Lucie, ormai una bambina fatta, viene incriminata per abuso di sostanze stupefacenti. Ne uscirà subito su cauzione, ma ci rimetterà comunque un mese di affitto. Per lei è il dramma: tornando a casa si ferma al mercato e compra 2 chili di fiorentine; ormai è sull'orlo della follia.
Il colpo più duro lo riceve subito dopo: il 7 dicembre viene rapita e chiusa in cantina dal suo cane Atòmie, membro di una rete di terrorismo internazionale nazionalcomunista. Il giorno dopo viene diramato su Minitél un drammatico comunicato: Lucie è condannata a morte per non aver mai lasciato un po' di carne attorno alle ossa di fiorentina che gettava al suo cane dopo i pasti. L'esecuzione è fissata per il giorno dopo.

La polizia non se ne sta con le mani in mano - anche a causa di un irrestitible quanto naturale impulso all'onanismo: un esperto dell'antiterrorismo riesce a localizzare la cella in cui è rinchiusa Lucie analizzando lo storico delle sue bollette; l'indirizzo è quello stampato in alto. Per contrastare la cellula terrorista viene mobilitato l'esercito; la Francia intera - a esclusione dei possedimenti coloniali in Sudamerica - è incollata al televisore, e assiste in diretta a uno spettacolo drammatico e surreale.
Le teste di cuoio sfondano la porta, alteri, sicuri di sé, usando i durissimi glandi come arieti, ma subito dopo c'è una colluttazione con la buoncostume che tenta di sequestrare i giornali porno. Gli agenti del Mossad fanno irruzione, sono momenti concitati, si sentono urla e qualche sparo isolato. Due poliziotti escono trascinando fuori un ragazzetto ancora avvinghiato al joypad con cui giocava a Vice City sulla Playstation2. A questo punto un'esplosione scuote l'intero isolato, si sente una fortissima puzza di merda, molti tra le forze dell'ordine sono in preda a incontrollabili conati o svengono. Lentamente, uno alla volta, i membri della cellula escono con le zampe dietro la testa, i soldati superstiti li dispongono al muro sotto la minaccia dei mitra. Ed ecco l'imprevedibile: sopraggiunge un nutrito gruppo di manifestanti, con striscioni che recitano "Non si tocchi l'embrione! Non si tocchi la cellula! E la smetta pure di toccarsi lo scroto!" o "L'uomo è sacro - l'embrione è sacro - la cellula è sacra - finirete nel fosso", e va a frapporsi tra terrostisti e centrocampo dei gialloverdi.

Vi chiedete come finirà? Provate a immaginarlo. Immaginatelo, su williemays.blogspot.com

martedì, febbraio 08, 2005

Sono Fagun e parto in autorun

Ordinaria amministrazione in un mondo alternuso inconsapevole

Giuietta Lakam, in preda agli incubi dopo aver letto autorun.splinder.com, sveglia nel pieno della notte il compagno Makal Lakam
-Caro, sento uno strano odore-
-Mi devi svegliare per queste cazzate, stavo cadendo nel vuoto-
-Ma caro, non lo senti anche tu?-
-Lasciami dormire-
-Ma caro, vai a controllare-
-Minchia, lavoro 12 ore al giorno e mi devi svegliare mentre cado nel vuoto...e saranno le solite chitarre liquide che colano dal piano di sopra, minchia. Mi vuoi fare ancora incazzare che poi mi incazzo coi vicini ancora di più. 'Ste minchia di chitarre liquide-
-Hai ragione, caro. Scusa. Buonanotte-
-Ebbuonanotte, tesoro-

Dialogo tra Makal Lakam e Willie Mays in un pomeriggio invernale milanese
-Guarda che hai delle forti tinte jazzy-
-Ma dove?-
-Lì, proprio sotto l'occhio-
-Qui?-
-No, al sinistro, proprio lì sotto l'occhio-
-Così se n'è andato?-
-No guarda, fai con la saliva, sfrega bene- -Così, bravo, ancora un po'- -Ok, perfetto-
-Eh, perbacco, queste tinte jazzy sono difficili da togliere-
-Già- -Hai dei bei baffi, o sono tinte jazzy anche quelle?-
-No, no, sono dei baffi-