Oggi, 15\06\2005 è il centenario della morte di François Antòn laFlissud, vate della letteratura di fine 19esimo secolo in Francia e nel Guyana francese, soprannominato "La fenice afasica". Nato nel 1858 a Mont de Fér e diplomatosi in teologia spaziale nel 1880, già prima di aver conseguito il proprio baccellierato, aveva dato inizio ad una produzione letteraria sconfinata. Nel 1871, infatti, si era distinto per aver pubblicato una guida ai motel più economici dela costa azzurra e due anni dopo con una raccolta di poesie chiamata "protuberanze vituperande", opera in cui denunciava il governo di allora e l'abolizione del prezzo calmierato sulla salsa bearnese. A trent'anni inizio', quasi per gioco, la sua avventura teatrale, con la prima opera "Oscuri Pesci Tropicali". Opera sicuramente non matura, ma percorsa da quell'entusiasmo giovanile, che la rende certamente godibile dai più, soprattutto quando il protagonista, Rigolot, si arruola nei carristi per poter bere la nafta dai carri armati. La seconda opera, messa in scena a Parigi di fronte al re in preda ad un attacco di salsa-merengue, nel 1890, riuscì a condensare tutta la sofferenza dell'arte di fine secolo nel monologo centrale di Rabarde, la protagonista avvenente ed ammaliatrice, quando, avvolta nella carta stagnola, chiama il primo ministro francese"cicciottino". La terza opera saliente, quella di cui ci occuperemo in questa sede, fu chiamata "L'allegro conclave". Nella prima stesura Flissud l'aveva intitolata "Cazzo!", basandosi sulle ultime parole da lui proferite prima che la pipa gli si rovesciasse sui pantaloni nuovi, ma successivamente il suo editore, Magnagard, lo convinse al titolo attuale conficcandogli un elenco del telefono sotto un'ascella. L'opera è testimonianza del momento più alto e maturo dell'artista, in cui tutto il pensiero medico-scientifico del settecento viene racchiuso dalla prima parola dell'opera: "su". I personaggi vivono di vita propria, dando anche alcuni problemi al lettore nello stabilire il numero dei posti a tavola a cena, e l'atmosfera che ivi si respira è satura di pathos e di profumo di toast al formaggio. Riportiamo qui la scena finale in cui i tre protagonisti, Guarnod, il ricco rampollo di una famiglia nobiliare abbarbicata sopra un attaccapanni di osso, Perigord, il giovane avvocato con l'hobby dell'abigeato e Mathérasse, il fragile ragazzino alla perenne ricerca del detersivo che lava più bianco, sono al funerale di Giordan, il loro manico di caffettiera preferito. Degno di nota è il monologo di Perigord che si fa latore del pensiero dell'autore a proposito del modulo a zona. Dopo quest'opera la sua produzione continuò senza successo, virando verso uno stile diverso, portando direttamente sugli scritti il suo mal di vivere, sostituendo alla lettera "o" di tutte le parole, la parola "Serengheti". La sfortuna fu tale che cadde in depressione e morì a Ginoche nel 1905, stroncato dall'artrite all'orologio che già da molti anni lo faceva soffrire. Rimane comunque uno degli esponenti di maggior riguardo della letteratura europea, se non altro perchè era riuscito a scrivere "Jospin" con le orecchie.
* * *
Scena: l'interno di un salotto di fine ottocento francese, finemente arredato pagato con comode rate mensili e agevolazioni governative. Al centro alcune sedie, accanto al caminetto acceso e scoppiettante che riscalda l'atmosfera.
Guarnod entra a grandi passi, trafelato nei modi, si asciuga il sudore dalla fronte. Rimane in piedi, immerso nei suoi pensieri a proposito del mondo e della consistenza dei posticci tricologici, poi si lascia cadere stancamente sulla sedia.
Guarnod: ohimé, qual duolo, ahimé quale piaga mi attanaglia moderatamente lo spirito e il corpo tutto...quasi come una amena stagione nell'incedere della sua fine, sì insomma quasi un autunno...(guardando in alto)l'autunno del nostro scontento...
entra trascinandosi lentamente Perigord, recando con se una grossa gerla di detriti e masserizie
Perigord (rivolto a Guarnod): e così, perì...
Guarnod (tristemente, senza rivolgere lo sguardo a Perigord): senza nemmeno dirci addio o elargirci raccomandazioni divine...deh che struggimento...
Perigord lo interrompe lanciandogli contro una copia, mancante alcune pagine, dell'ultimo Reader's Digest
Perigord: possa la sua anima starsene beata o almeno trovare un buon impiego fisso...rammento che anni fa mi trovai in una situazione affine...
Guarnod: (girandosi di scatto verso di lui, tanto da macchiarlo di crema di mais)che mai ti accadde, o compagno di battaglie perse?
Perigord: andavo giusto ad illustrartelo, prima che tu mi interrompessi...(gesto ampio)anni or sono, sulla via per Costantinopoli, fui aggredito da alcuni banditi inneggianti la marsigliese suonata con cucchiai rubati all'hotel Hilton di Reggio Emilia. Tale fu il terrore che mi assalì in quel frangente, che disperavo riveder nuovamente i miei cari e le mie terre...ricordo, come se fosse stato alcuni anni fa, che il loro capo, che si faceva chiamare "lo sciancato" perché amava la marmellata di ciliegia, mi apostrofò dandomi del ricco signore e dell'alce che vince a domino una slitta per criceti...
Guranod: (interrompendolo con in mano un mappamondo in cui l'America è chiamata "Vespuccia")comprendo appieno, fratello mio, il tuo stato d'animo, oggi come allora...ma sappi che Elise non ti ama, lei è innamorata del passamontagna di Plicoud l'impassibile...
Perigord:(risata isterica)amico mio, credi forse che io ignori queste atroci verità?pensi forse che non abbia chi, di cotante dicerie, non faccia suo compito di venirmele a dire? ma a fare traffico di letti non mi metto di certo, sarà il pollaio di Plicoud a parlare per lui...
Guarnod: (guardando nel vuoto)speravo che nel mio cappuccino ci fosse più cannella, speravo in un mondo migliore o almeno che Elise non si rivelasse falsa o iscritta a un club amici di Topolino!Sapevi che Marcelle, figlia di Elise, ha in realtà comprato un'auto usata da un rivenditore polacco?
Perigord: (visibilmente sconvolto) calunnie! le prime due sillabe del nome del rivenditore, se lette al contrario, sono uguali al testo di "torna a surriento", canzone che aveva vinto il premio "malattie ganglio-linfatiche abruzzesi" nel 1892...
Guarnod: mi fai pena...ancora non hai capito nulla...il soffitto non si può tinteggiare legando dei pennelli ai piedi di un agente di cambio, almeno non al mio fino a che ci sarà questa economia in fase di recessione!
Perigord: (prendendo il braccio di Guarnod)ho deciso, prenderò quel Labrador ceco, ne farò la casetta dei miei sogni e tu verrai meco, allietando il mio viale del tramonto...
entra correndo Mathérass, attraversa il palco, firma una petizione per lo smantellamento del lago Ontario, poi si gira verso gli altri due
Mathérass: possa il Signore perdonarci tutti, o magari abbuonarci le prime 3 piaghe, possa Iddio avere misericordia di noi e farci trovare abbastanza benzina nel serbatoio per raggiungere un motel, possa l'altissimo aprirci un conto in banca con almeno 100 operazioni gratuite all'anno...
Guarnod: che mai ti cruccia, o servo delle giuste cause e delle trattorie rustiche a prezzo fisso?
Mathérass: ( squadrandolo con un cacciavite da 12) il tetto degli occhiali di Maultène è crollato, portandosi dietro anni di sventura, sofferenza e fine poltiglia giallognola...una tragedia, se non altro per il frappé dopo cena...(gesto)
Perigord: ma che vai vaneggiando?il tetto degli occhiali di Maultène è stato rinforzato la scorsa settimana dalle sapienti mani di Oréste, che lo ha assicurato con dei biglietti aereri per Lione a metà prezzo, escluse tasse portuali...
Mathérasse:(interrompendolo) proprio non riesci a farti amico il concetto che l'uomo può commetter fallo? che anche i più parati spesso dimenticano di riportare lo zero?che anche in tempo di saldi si possono trovare negozi che vendano orietti?anche se non sanno cosa sono?
Guarnod: ( con fare bonario)susu amici, non litigate(gesto) e tu Mathérasse, perché non ti siedi qui con noi e ci illustri il tuo sgomento con la calma romana, propria degli animi più forti e degli abitanti di Abbiate Grasso.
Mathérasse :(con aria vagamente più distesa e maneggiando un grimaldello a guisa di deltaplano)mia madre ha finalmente sfrattato quel pinguino che le aveva insegnato l'alfabeto greco, ora la nostra casa è vuota, eccezzion fatta per quei marinai che si esercitano con "Holiday on Ice" al piano di sopra...
Perigord:(si alza dalla sedia, mosso da un vigore che sembra provenire dal fuoco perpetuo dell'anima più pura) mai nel corpo, mai nell'anima, mai nella mente potrei menare una verità non incline alla fede mia più cieca, non un solo verbo dalla mia bocca potrebbe specchiarsi nell'oscuro volto della menzogna, mai, dico, mai al mondo un agricoltore potrebbe fischiettare Rachmaninoff e ottenere un indennizzo per malattia...(gesto)forte è il mio disìo di portare alla luce la verità e un campionato di pallacorda a 22 squadre...(si ferma struggendosi)ma forse che nei disegni dell'itellighentsia celeste, solingo mi debba aggirare, mesurando i più deserti campi a passi tardi et lenti e battendo le mense aziendali chiedendo dei grissini torinesi?(guardando lontano)ecco che gli occhi miei si fanno pesanti, gravati del periglio dal mondo malvagio, le mie gambe vanno piegandosi a questo peso che mal portano le mie spalle affrante, senza contare che da qualche giorno lamento dei dolori alla clavicola...cosa dovrei fare?forse dormire, sparire nell'oblio nero e confortevole della tenebrosa signora o di una pensione a Garbagnate?oppure affrontare i miei fantasmi che da lungi mi opprimono e da cui debbo riscuotere un prestito di 3 euro?nescio la questione e per molto tempo ancor rimarrò nell'ombra dell'indecisione, finquando non rimetteranno quei biscotti d'avena nel distributore automatico...guardate amici, guardate...colà sta sorgendo il sole...sole, eterno astro che brilla sui giusti e sugli ingiusti, sui vinti e sui vincitori, sugli empi e sui benzinai di Trapani! ah come vorrei che la mi anima tutta andasse a farsi aria, riscaldata ogn'ora dall'immensità celeste di cotanta stella, risparmierei se non altro in vestiti....(rivolgendosi agli altri due)amici, lasciate che io prenda congedo da voi con un'ipoteca sulla seconda casa in montagna...avrei desiderio che voi mi ricordaste così, con la serenità dei miei 30 anni in volto e un fido bancario in scadenza...addio, parto per gli Abbruzzi tentando di stabilirne la quantità(si alza e lentamente esce di scena, senza voltarsi, guardando solo il terreno su cui calca il passo)
Guarnod: (rivolto al nulla) un altro giorno volge al tramonto, un altro amico perduto, un altra canzone dimenticata...rimane solo la polvere e io ho ancora tutte quelle rate da pagare...
calano le luci. Sipario.
(da L'Allegro Conclave, 1892, Aliane Edizioni)
Rubrica a cura di Joe Capresis, si ringraziano le Aliane Edizioni per aver permesso la pubblicazione del testo di cui sopra
mercoledì, giugno 15, 2005
mercoledì, giugno 08, 2005
PELAGHE CONSTATAZIONI, EPISTOLARIO FRA LUMINARI
Vogliamo riportare qui lo scambio effettuato tra due dei maggiori esponenti della letteratura attuale. Il prof. Vango Prifulli, docente di letteratura rischiosa all'università di Chiavari e il prof. Andrea Torri-Parchetti, titolare della cattedra di Minchiate in Compagnia dell'università di Vercelli. Al di là del gergo molto tecnico, a volte un po' oscuro, si noti come l'intellighentsia attuale concepisca la medialità contemporanea e cicche e ccià. Si ringraziano le Aliane Edizioni per aver permesso a noi di riportare il materiale su questa nostra rubrica. Tutte le lettere sono tratte dalla rivista "Anni Figurati" del mese di Settembre.
12\09\2003
[...]In questo secolo, che si apre generoso sulla letteratura e sul cinema contemporaneo, possiamo senza ombra di fallo identificare due distinte correnti di produzione. La prima, che potremmo chiamare "accadica", ricalca perfettamente un' iconologia post-moderna tendente alla tinteggiatura a tinte fosche dello smalto esistenziale pre-inserito nell'essere contemporaneo. La seconda, che invece chiameremo "del marriposo", volta più a sovvertire i crismi de-mistificatorii della sintassi universalistica e i parcheggi sotteranei a pagamento. Parlando della prima notiamo come ancora una volta i pensieri e le opinioni dipendano, non tanto dall'ambiente culturale e sostrato sociale, quanto più dalle noccioline cadute sulla mia maglietta in questo momento. [..] Volendo approssimare a questi due generi tutto il secreto mediatico di questi primi 5 anni di duemila, ci accorgeremo di quanto possa essere forviante un nano che tenta di spiegarci come montare la caldaia nuova. A tutti quegli scettici che capziosamente travisano in buona o cattiva fede i miei saggi, dico di smettere di lasciare le loro briciole di pop-corn sui miei libri, le briciole infatti sono, dal punto di vista epistemiologico, uno sfondone cosmico, costituito più da gas intestinale che da vera e pura teoresi
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.4 2003, Aliane edizioni)
19\09\2003
Rispondo alla lettera spedita la scorsa settimana dal prof. esimio Prifulli, con il tentativo di mettere un freno inibitore all'eloquio, spesso nutrito di abbondante uso di alcole, del mio collega. [...]Fa egli menzione di due distinte correnti, cui ha dato l'arbitaria denominazione di "accadica" e "del marriposo". Inizio col ricordare al mio esimio amico che il termine "del marriposo" era già stato usato nel 1954 da Thadues o' Roorkoostock, studioso ed insegnante di retorica asasssina all'università di Filomenia, quando raccolse le prime opere in rima della poesia popolare ugandese e le definì appunto poesie "del marriposo", riferendosi al caratteristico rumore che poteva ricordare cocci di vetro sotto l'autobus 36, a Bologna alle 5 del pomeriggio, mentre venivano lette. Continuo col dire che, se categorizzassimo spietatamente tutte le opere sia letterarie che cinematografiche di questo primo quinquennio in soli 2 gruppi, commeteremmo l'errore più grande, dopo quello di parcheggiare l'auto nuova dentro una scuola di danza per scimmie con problemi podalici. E' mia opinione, infatti, che esistanno almeno 3 categorie: la prima, che io chiamerò "finghio-assurica", si riferisce all'inerzia de-intellettualistica che anela al piatto caldo anche in estate, la seconda, da me definita "a soffietto" o "ricchiapazza", che consta delle opere cosiddette di largo consumo durante le serate passate a giocare allo schiaffo del soldato, e la terza, detta "priagonica" che racchiude tutto ciò che ha a che fare con la transumanza di chi pasce i bufali. La terza categoria è secondo mia modesta opinione, la più significativa dal punto di vista cinematografico, racchiudendo quel pathos che simboleggia l'ostranenie universale mediante l'eterna litote della morte come non-vita e come preventivo per il nuovo condizionatore. [...]Trovo essenziale questa precisazione per non indurre in confusione i lettori meno esperti e più creduloni, sempre più spesso attratti da chi, con loquela forbita, tenta di abbindolare le masse per conquistare l'universo
prof. Andrea Torri-Parchetti
(da Anni Figurati, n.5 2003, Aliane Edizioni)
26\09\2003
Ringrazio il prof. Torri-Parchetti per la puntualizzazione. Lo ringrazio per aver letto la mia lettera. Ma mi offende essere chiamato collega da chi, notoriamente, fa dell'imitazione del pollo in fricassea, una forma di religione trascendentale. Certo è che, nel suo rutilante delirio, il nostro buon Torri-Parchetti, dimentica l'opera base, la bibbia, da cui ho tratto le mie teorie. Infatti nel suo "manuale di conversazione con lapponi ubriachi" il compianto prof. Massenzi, aveva già ampiamente propugnato la tesi delle due categorie. Aveva portato infatti l'esempio delle scatole cinesi che, una volta aperte, vanno consumate entro pochi giorni, anche se tenute in frigo.[...]Non sia obliato che la transumanza al giorno d'oggi ha già un suo sub-ambiente radicato e di affitto bloccato. Sarebbe un'imperdonabile mancanza quella di ritenerlo politicamente intonso, almeno per la fatica che i miei parenti hanno fatto per venire da fuori città. Inutile discutere, lo yogurt migliore lo hanno sempre nei discount che sembrano preda della de-rattizzazione. Tutto questo in vista del fatto che la priagonicità paventata dal Torri-Parchetti ha più a che fare con un gusto personale per la polka pechinese che con una vera e propria ricerca cartacea.Ciò detto mi congedo ricordando che l'accadia contiene già di per sé abbastanza pregnanza semantico-sintattica da non dover passare dal droghiere se non ad inizio settimana.
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.5 2003,Aliane Edizioni)
33\09\2003
E così si concede ai sub-primati, come il prof. Prifulli, di provare al mondo di essere in grado di utilizzare segni in maniera automatica e totalmente priva di fondamento significante, chiamandola "scrittura". [...]Vorrei rimembrare al nostro pulcioso interlocutore, che il prof. Massenzi fu scoperto a litigare coi propri gomiti per motivi non precisati e, dopo una partita a freccette, prese fuoco declamando la sigla di Deragon Ball Z a voce alta...inoltre la sua opera ha visto la propria credibilità messa seriamente in discussione dato il numero di volte che, nella stessa, compare la parola "tungseno". Che forse il nostro scimmione non ha letto abbastanza Pargot per rendersi conto che anche un bambino potrebbe comprendere che non è la semnatica universale a transustanziare i termini intesi come flatus voci, ma è la stessa crasi cosmica fra essere e parlare che rende il pensiero concreto sul piano esistenziale? E non è forse vero che qualunque tassonomia perde di senso quando la si mette di fronte ad uno sconto del 70%?[...]Mi meraviglio che ancora bestie di tale risma siano a piede libero e venga data loro una cattedra.
prof. Andrea Torri-Parchetti
p.s. scusate se la scorsa settimana non mi sono fatto sentire ma mia figlia aveva ingoiato una cyclette
(da Anni Figurati, n.7, Aliane Edizioni)
40\09\2003
Ma smettiamola con questo scribacchìo turpe e grondante corbellerie, mi ha perfino macchiato la scrivania![...]trovo tutta la produzione del prof. (o ritenuto tale)Torri-Parchetti, stucchevole, riprovevole e, giuro, alune pagine dei suoi libri puzzano di calzini stagionati.[...]Pargot era stato sorpreso a molestare le ruote dei trattori nelle campagne della Marna[...]Vorrei veramente avere un centesimo per ogni colpo di minchia vibrato con la penna dal Torri-Parchetti, per riscoprirmi in breve tempo milionario, pasciuto e rubizzo dai fini liquori sorbiti per allietare il mio tempo tra i nobili studi di cui il mio amico certamente deficita.
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.8, Aliane Edizioni)
47\09\2003
Zitta merda!
prof. Andrea Torri-Parchetti
(da Anni Figurati, n.9 2003, Aliane Edizioni)
52\09\2003
Taci stronzo!
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.10 2003, Aliane Edizioni)
Il resto dello scambio epistolare viene omesso per il carattere eccessivamente tecnico della discussione che renderebbe il tutto incomprensibile ai non-addetti ai lavori. Si rimanda comunque alla consultazione della rivista nei numeri citati e successivi fino al 243785638\09\2003
Rubrica a cura di Joe Capresis
12\09\2003
[...]In questo secolo, che si apre generoso sulla letteratura e sul cinema contemporaneo, possiamo senza ombra di fallo identificare due distinte correnti di produzione. La prima, che potremmo chiamare "accadica", ricalca perfettamente un' iconologia post-moderna tendente alla tinteggiatura a tinte fosche dello smalto esistenziale pre-inserito nell'essere contemporaneo. La seconda, che invece chiameremo "del marriposo", volta più a sovvertire i crismi de-mistificatorii della sintassi universalistica e i parcheggi sotteranei a pagamento. Parlando della prima notiamo come ancora una volta i pensieri e le opinioni dipendano, non tanto dall'ambiente culturale e sostrato sociale, quanto più dalle noccioline cadute sulla mia maglietta in questo momento. [..] Volendo approssimare a questi due generi tutto il secreto mediatico di questi primi 5 anni di duemila, ci accorgeremo di quanto possa essere forviante un nano che tenta di spiegarci come montare la caldaia nuova. A tutti quegli scettici che capziosamente travisano in buona o cattiva fede i miei saggi, dico di smettere di lasciare le loro briciole di pop-corn sui miei libri, le briciole infatti sono, dal punto di vista epistemiologico, uno sfondone cosmico, costituito più da gas intestinale che da vera e pura teoresi
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.4 2003, Aliane edizioni)
19\09\2003
Rispondo alla lettera spedita la scorsa settimana dal prof. esimio Prifulli, con il tentativo di mettere un freno inibitore all'eloquio, spesso nutrito di abbondante uso di alcole, del mio collega. [...]Fa egli menzione di due distinte correnti, cui ha dato l'arbitaria denominazione di "accadica" e "del marriposo". Inizio col ricordare al mio esimio amico che il termine "del marriposo" era già stato usato nel 1954 da Thadues o' Roorkoostock, studioso ed insegnante di retorica asasssina all'università di Filomenia, quando raccolse le prime opere in rima della poesia popolare ugandese e le definì appunto poesie "del marriposo", riferendosi al caratteristico rumore che poteva ricordare cocci di vetro sotto l'autobus 36, a Bologna alle 5 del pomeriggio, mentre venivano lette. Continuo col dire che, se categorizzassimo spietatamente tutte le opere sia letterarie che cinematografiche di questo primo quinquennio in soli 2 gruppi, commeteremmo l'errore più grande, dopo quello di parcheggiare l'auto nuova dentro una scuola di danza per scimmie con problemi podalici. E' mia opinione, infatti, che esistanno almeno 3 categorie: la prima, che io chiamerò "finghio-assurica", si riferisce all'inerzia de-intellettualistica che anela al piatto caldo anche in estate, la seconda, da me definita "a soffietto" o "ricchiapazza", che consta delle opere cosiddette di largo consumo durante le serate passate a giocare allo schiaffo del soldato, e la terza, detta "priagonica" che racchiude tutto ciò che ha a che fare con la transumanza di chi pasce i bufali. La terza categoria è secondo mia modesta opinione, la più significativa dal punto di vista cinematografico, racchiudendo quel pathos che simboleggia l'ostranenie universale mediante l'eterna litote della morte come non-vita e come preventivo per il nuovo condizionatore. [...]Trovo essenziale questa precisazione per non indurre in confusione i lettori meno esperti e più creduloni, sempre più spesso attratti da chi, con loquela forbita, tenta di abbindolare le masse per conquistare l'universo
prof. Andrea Torri-Parchetti
(da Anni Figurati, n.5 2003, Aliane Edizioni)
26\09\2003
Ringrazio il prof. Torri-Parchetti per la puntualizzazione. Lo ringrazio per aver letto la mia lettera. Ma mi offende essere chiamato collega da chi, notoriamente, fa dell'imitazione del pollo in fricassea, una forma di religione trascendentale. Certo è che, nel suo rutilante delirio, il nostro buon Torri-Parchetti, dimentica l'opera base, la bibbia, da cui ho tratto le mie teorie. Infatti nel suo "manuale di conversazione con lapponi ubriachi" il compianto prof. Massenzi, aveva già ampiamente propugnato la tesi delle due categorie. Aveva portato infatti l'esempio delle scatole cinesi che, una volta aperte, vanno consumate entro pochi giorni, anche se tenute in frigo.[...]Non sia obliato che la transumanza al giorno d'oggi ha già un suo sub-ambiente radicato e di affitto bloccato. Sarebbe un'imperdonabile mancanza quella di ritenerlo politicamente intonso, almeno per la fatica che i miei parenti hanno fatto per venire da fuori città. Inutile discutere, lo yogurt migliore lo hanno sempre nei discount che sembrano preda della de-rattizzazione. Tutto questo in vista del fatto che la priagonicità paventata dal Torri-Parchetti ha più a che fare con un gusto personale per la polka pechinese che con una vera e propria ricerca cartacea.Ciò detto mi congedo ricordando che l'accadia contiene già di per sé abbastanza pregnanza semantico-sintattica da non dover passare dal droghiere se non ad inizio settimana.
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.5 2003,Aliane Edizioni)
33\09\2003
E così si concede ai sub-primati, come il prof. Prifulli, di provare al mondo di essere in grado di utilizzare segni in maniera automatica e totalmente priva di fondamento significante, chiamandola "scrittura". [...]Vorrei rimembrare al nostro pulcioso interlocutore, che il prof. Massenzi fu scoperto a litigare coi propri gomiti per motivi non precisati e, dopo una partita a freccette, prese fuoco declamando la sigla di Deragon Ball Z a voce alta...inoltre la sua opera ha visto la propria credibilità messa seriamente in discussione dato il numero di volte che, nella stessa, compare la parola "tungseno". Che forse il nostro scimmione non ha letto abbastanza Pargot per rendersi conto che anche un bambino potrebbe comprendere che non è la semnatica universale a transustanziare i termini intesi come flatus voci, ma è la stessa crasi cosmica fra essere e parlare che rende il pensiero concreto sul piano esistenziale? E non è forse vero che qualunque tassonomia perde di senso quando la si mette di fronte ad uno sconto del 70%?[...]Mi meraviglio che ancora bestie di tale risma siano a piede libero e venga data loro una cattedra.
prof. Andrea Torri-Parchetti
p.s. scusate se la scorsa settimana non mi sono fatto sentire ma mia figlia aveva ingoiato una cyclette
(da Anni Figurati, n.7, Aliane Edizioni)
40\09\2003
Ma smettiamola con questo scribacchìo turpe e grondante corbellerie, mi ha perfino macchiato la scrivania![...]trovo tutta la produzione del prof. (o ritenuto tale)Torri-Parchetti, stucchevole, riprovevole e, giuro, alune pagine dei suoi libri puzzano di calzini stagionati.[...]Pargot era stato sorpreso a molestare le ruote dei trattori nelle campagne della Marna[...]Vorrei veramente avere un centesimo per ogni colpo di minchia vibrato con la penna dal Torri-Parchetti, per riscoprirmi in breve tempo milionario, pasciuto e rubizzo dai fini liquori sorbiti per allietare il mio tempo tra i nobili studi di cui il mio amico certamente deficita.
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.8, Aliane Edizioni)
47\09\2003
Zitta merda!
prof. Andrea Torri-Parchetti
(da Anni Figurati, n.9 2003, Aliane Edizioni)
52\09\2003
Taci stronzo!
prof. Vango Prifulli
(da Anni Figurati, n.10 2003, Aliane Edizioni)
Il resto dello scambio epistolare viene omesso per il carattere eccessivamente tecnico della discussione che renderebbe il tutto incomprensibile ai non-addetti ai lavori. Si rimanda comunque alla consultazione della rivista nei numeri citati e successivi fino al 243785638\09\2003
Rubrica a cura di Joe Capresis
giovedì, giugno 02, 2005
PENSIERI INUTILI DI UNA PERSONA INUTILE
Spendo almeno 3\4 della giornata a pensare in modo confuso, quasi come se la mia mente producesse quel pulviscolo che si alza massiccio dalle strade sterrate quando un certo qual carretto passa propugnando a gran voce il proprio prodotto dolciario e semifreddo. Se dovessi tracciarne un diagramma o un elettroencefalogramma di sorta, potrebbe vagamente ricordare Cristina d'Avena mentre canta la sigla di Europa Europa. Beh non certo per la peluria superflua che per buona parte degli anni '80 le ha adornato il labbro superiore, quanto più per la pesante aria istrionica che aveva quel suo luogo uto ad ospitare le più svariate cittadinanze europee...ma sto divagando, il punto non era questo. E forse non esiste neanche un punto preciso, solo l'eterna domanda "dove ci porta la vita?" e se ci porta da qualche parte ci sarà abbastanza campo per il cellulare?quesito da non sottovalutare, le rivoluzioni più grandi di questo secolo appena nato, sono scaturite da deficit di segnale...non vorrei dilungarmi in esempi storici, ma mi rendo conto che una tesi siffatta abbia senz'altro bisogno di una cospicua esemplificazione...la Storia ufficiale si è già dimenticata della rivoluzione occorsa sul Pasu-Peak nell'Himalaya quando nel 2001, la popolazione scoprì con raccapriccio che si dice Himalaya e non Hymalaia o Hymalaya?...e come non citare la rivolta soprannominata "dei cocchieri" nei bassifondi di Kuala-Lumpur, quando la governatrice Griselda Ponce-de Leon travestita da Unghia dell'alluce sinistra, intonò uno yodel inneggiante la pastorizia a carattere nomade?solo piccoli esempi di come la mia mente vaghi senza trovare pace o quantunque un fulcro che la impegni per qualcosa di costruttivo...sarebbe costruttivo, negli effetti, che anche ai metal meccanici fosse consentito l'entimema o almeno un'inferenza euristica per capire che la parola metal meccanico non ha niente a che vedere con lo svedese. E non me ne voglia Gianni Varesi, profondo sostenitore dell'ipocrisia del plancton, se dico che lo svedese non ha niente a che vedere con nulla, neanche con lo svedese stesso...lo svedese è, in realtà, nientemeno che un'accozzaglia di tutte le parole scartate dalle altre lingue durante i repulisti icastici fatti dai figli piccoli dei redattori di dizionari...alla deriva fra i pensieri, una cosa la voglio comunque dire: arriviamo al punto, al nocciolo, al centro nevralgico della questione...non c'è abbastanza quarzo per tutti! Sembra una corbelleria, chi mai al mondo si è preoccupato di una tale apparente sciocchezza...eppure se tutti gli abitanti di questo azzurro pianeta domani mattina volessero acquistare un orologio con le meccaniche costruite dal suddetto materiale, la produzione dei medesimi si bloccherebbe per mancanza di materia prima. Immaginatene ora gli scompensi a livello umano: orde di persone vaganti in un limbo di insipienza imboccherebbero la strada che porta a Maurizio Costanzo, soltanto per toccargli i baffi, alla promessa di andarsene subito dopo. Inutile mentire a noi stessi, non potremo mai permetterci di sapere tutto ciò che ci circonda o almeno se lo sapessimo, non avremmo più la possibilità di iscriverci ad un club naturalista. Con questo non voglio scoraggiare gli studiosi dello scibile umano, così intenti a confezionare marionette intinte nell'aceto di mele, quanto più lanciare un monito alle future generazioni, facendo loro presente che si dice altoparlante, non "autoparlante". Senza dubbio Cristina d'Avena aveva ragione su di un punto. L'Europa siamo noi, milioni di persone e tutte senza la minima idea di cosa sia un frangipane. Misere menti stipate come i gusti di gelato trovantisi in un certo qual carretto che, trascinandosi stancamente per quella stradina sterrata, nell'incedere della torrida estate, solleva quel massiccio pulviscolo, che tanto rassomiglia ai miei pensieri confusi, per i quali spendo almeno 3\4 della giornata.
sinceramente vostro
Joe Capresis
sinceramente vostro
Joe Capresis
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