Oggi, 15\06\2005 è il centenario della morte di François Antòn laFlissud, vate della letteratura di fine 19esimo secolo in Francia e nel Guyana francese, soprannominato "La fenice afasica". Nato nel 1858 a Mont de Fér e diplomatosi in teologia spaziale nel 1880, già prima di aver conseguito il proprio baccellierato, aveva dato inizio ad una produzione letteraria sconfinata. Nel 1871, infatti, si era distinto per aver pubblicato una guida ai motel più economici dela costa azzurra e due anni dopo con una raccolta di poesie chiamata "protuberanze vituperande", opera in cui denunciava il governo di allora e l'abolizione del prezzo calmierato sulla salsa bearnese. A trent'anni inizio', quasi per gioco, la sua avventura teatrale, con la prima opera "Oscuri Pesci Tropicali". Opera sicuramente non matura, ma percorsa da quell'entusiasmo giovanile, che la rende certamente godibile dai più, soprattutto quando il protagonista, Rigolot, si arruola nei carristi per poter bere la nafta dai carri armati. La seconda opera, messa in scena a Parigi di fronte al re in preda ad un attacco di salsa-merengue, nel 1890, riuscì a condensare tutta la sofferenza dell'arte di fine secolo nel monologo centrale di Rabarde, la protagonista avvenente ed ammaliatrice, quando, avvolta nella carta stagnola, chiama il primo ministro francese"cicciottino". La terza opera saliente, quella di cui ci occuperemo in questa sede, fu chiamata "L'allegro conclave". Nella prima stesura Flissud l'aveva intitolata "Cazzo!", basandosi sulle ultime parole da lui proferite prima che la pipa gli si rovesciasse sui pantaloni nuovi, ma successivamente il suo editore, Magnagard, lo convinse al titolo attuale conficcandogli un elenco del telefono sotto un'ascella. L'opera è testimonianza del momento più alto e maturo dell'artista, in cui tutto il pensiero medico-scientifico del settecento viene racchiuso dalla prima parola dell'opera: "su". I personaggi vivono di vita propria, dando anche alcuni problemi al lettore nello stabilire il numero dei posti a tavola a cena, e l'atmosfera che ivi si respira è satura di pathos e di profumo di toast al formaggio. Riportiamo qui la scena finale in cui i tre protagonisti, Guarnod, il ricco rampollo di una famiglia nobiliare abbarbicata sopra un attaccapanni di osso, Perigord, il giovane avvocato con l'hobby dell'abigeato e Mathérasse, il fragile ragazzino alla perenne ricerca del detersivo che lava più bianco, sono al funerale di Giordan, il loro manico di caffettiera preferito. Degno di nota è il monologo di Perigord che si fa latore del pensiero dell'autore a proposito del modulo a zona. Dopo quest'opera la sua produzione continuò senza successo, virando verso uno stile diverso, portando direttamente sugli scritti il suo mal di vivere, sostituendo alla lettera "o" di tutte le parole, la parola "Serengheti". La sfortuna fu tale che cadde in depressione e morì a Ginoche nel 1905, stroncato dall'artrite all'orologio che già da molti anni lo faceva soffrire. Rimane comunque uno degli esponenti di maggior riguardo della letteratura europea, se non altro perchè era riuscito a scrivere "Jospin" con le orecchie.
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Scena: l'interno di un salotto di fine ottocento francese, finemente arredato pagato con comode rate mensili e agevolazioni governative. Al centro alcune sedie, accanto al caminetto acceso e scoppiettante che riscalda l'atmosfera.
Guarnod entra a grandi passi, trafelato nei modi, si asciuga il sudore dalla fronte. Rimane in piedi, immerso nei suoi pensieri a proposito del mondo e della consistenza dei posticci tricologici, poi si lascia cadere stancamente sulla sedia.
Guarnod: ohimé, qual duolo, ahimé quale piaga mi attanaglia moderatamente lo spirito e il corpo tutto...quasi come una amena stagione nell'incedere della sua fine, sì insomma quasi un autunno...(guardando in alto)l'autunno del nostro scontento...
entra trascinandosi lentamente Perigord, recando con se una grossa gerla di detriti e masserizie
Perigord (rivolto a Guarnod): e così, perì...
Guarnod (tristemente, senza rivolgere lo sguardo a Perigord): senza nemmeno dirci addio o elargirci raccomandazioni divine...deh che struggimento...
Perigord lo interrompe lanciandogli contro una copia, mancante alcune pagine, dell'ultimo Reader's Digest
Perigord: possa la sua anima starsene beata o almeno trovare un buon impiego fisso...rammento che anni fa mi trovai in una situazione affine...
Guarnod: (girandosi di scatto verso di lui, tanto da macchiarlo di crema di mais)che mai ti accadde, o compagno di battaglie perse?
Perigord: andavo giusto ad illustrartelo, prima che tu mi interrompessi...(gesto ampio)anni or sono, sulla via per Costantinopoli, fui aggredito da alcuni banditi inneggianti la marsigliese suonata con cucchiai rubati all'hotel Hilton di Reggio Emilia. Tale fu il terrore che mi assalì in quel frangente, che disperavo riveder nuovamente i miei cari e le mie terre...ricordo, come se fosse stato alcuni anni fa, che il loro capo, che si faceva chiamare "lo sciancato" perché amava la marmellata di ciliegia, mi apostrofò dandomi del ricco signore e dell'alce che vince a domino una slitta per criceti...
Guranod: (interrompendolo con in mano un mappamondo in cui l'America è chiamata "Vespuccia")comprendo appieno, fratello mio, il tuo stato d'animo, oggi come allora...ma sappi che Elise non ti ama, lei è innamorata del passamontagna di Plicoud l'impassibile...
Perigord:(risata isterica)amico mio, credi forse che io ignori queste atroci verità?pensi forse che non abbia chi, di cotante dicerie, non faccia suo compito di venirmele a dire? ma a fare traffico di letti non mi metto di certo, sarà il pollaio di Plicoud a parlare per lui...
Guarnod: (guardando nel vuoto)speravo che nel mio cappuccino ci fosse più cannella, speravo in un mondo migliore o almeno che Elise non si rivelasse falsa o iscritta a un club amici di Topolino!Sapevi che Marcelle, figlia di Elise, ha in realtà comprato un'auto usata da un rivenditore polacco?
Perigord: (visibilmente sconvolto) calunnie! le prime due sillabe del nome del rivenditore, se lette al contrario, sono uguali al testo di "torna a surriento", canzone che aveva vinto il premio "malattie ganglio-linfatiche abruzzesi" nel 1892...
Guarnod: mi fai pena...ancora non hai capito nulla...il soffitto non si può tinteggiare legando dei pennelli ai piedi di un agente di cambio, almeno non al mio fino a che ci sarà questa economia in fase di recessione!
Perigord: (prendendo il braccio di Guarnod)ho deciso, prenderò quel Labrador ceco, ne farò la casetta dei miei sogni e tu verrai meco, allietando il mio viale del tramonto...
entra correndo Mathérass, attraversa il palco, firma una petizione per lo smantellamento del lago Ontario, poi si gira verso gli altri due
Mathérass: possa il Signore perdonarci tutti, o magari abbuonarci le prime 3 piaghe, possa Iddio avere misericordia di noi e farci trovare abbastanza benzina nel serbatoio per raggiungere un motel, possa l'altissimo aprirci un conto in banca con almeno 100 operazioni gratuite all'anno...
Guarnod: che mai ti cruccia, o servo delle giuste cause e delle trattorie rustiche a prezzo fisso?
Mathérass: ( squadrandolo con un cacciavite da 12) il tetto degli occhiali di Maultène è crollato, portandosi dietro anni di sventura, sofferenza e fine poltiglia giallognola...una tragedia, se non altro per il frappé dopo cena...(gesto)
Perigord: ma che vai vaneggiando?il tetto degli occhiali di Maultène è stato rinforzato la scorsa settimana dalle sapienti mani di Oréste, che lo ha assicurato con dei biglietti aereri per Lione a metà prezzo, escluse tasse portuali...
Mathérasse:(interrompendolo) proprio non riesci a farti amico il concetto che l'uomo può commetter fallo? che anche i più parati spesso dimenticano di riportare lo zero?che anche in tempo di saldi si possono trovare negozi che vendano orietti?anche se non sanno cosa sono?
Guarnod: ( con fare bonario)susu amici, non litigate(gesto) e tu Mathérasse, perché non ti siedi qui con noi e ci illustri il tuo sgomento con la calma romana, propria degli animi più forti e degli abitanti di Abbiate Grasso.
Mathérasse :(con aria vagamente più distesa e maneggiando un grimaldello a guisa di deltaplano)mia madre ha finalmente sfrattato quel pinguino che le aveva insegnato l'alfabeto greco, ora la nostra casa è vuota, eccezzion fatta per quei marinai che si esercitano con "Holiday on Ice" al piano di sopra...
Perigord:(si alza dalla sedia, mosso da un vigore che sembra provenire dal fuoco perpetuo dell'anima più pura) mai nel corpo, mai nell'anima, mai nella mente potrei menare una verità non incline alla fede mia più cieca, non un solo verbo dalla mia bocca potrebbe specchiarsi nell'oscuro volto della menzogna, mai, dico, mai al mondo un agricoltore potrebbe fischiettare Rachmaninoff e ottenere un indennizzo per malattia...(gesto)forte è il mio disìo di portare alla luce la verità e un campionato di pallacorda a 22 squadre...(si ferma struggendosi)ma forse che nei disegni dell'itellighentsia celeste, solingo mi debba aggirare, mesurando i più deserti campi a passi tardi et lenti e battendo le mense aziendali chiedendo dei grissini torinesi?(guardando lontano)ecco che gli occhi miei si fanno pesanti, gravati del periglio dal mondo malvagio, le mie gambe vanno piegandosi a questo peso che mal portano le mie spalle affrante, senza contare che da qualche giorno lamento dei dolori alla clavicola...cosa dovrei fare?forse dormire, sparire nell'oblio nero e confortevole della tenebrosa signora o di una pensione a Garbagnate?oppure affrontare i miei fantasmi che da lungi mi opprimono e da cui debbo riscuotere un prestito di 3 euro?nescio la questione e per molto tempo ancor rimarrò nell'ombra dell'indecisione, finquando non rimetteranno quei biscotti d'avena nel distributore automatico...guardate amici, guardate...colà sta sorgendo il sole...sole, eterno astro che brilla sui giusti e sugli ingiusti, sui vinti e sui vincitori, sugli empi e sui benzinai di Trapani! ah come vorrei che la mi anima tutta andasse a farsi aria, riscaldata ogn'ora dall'immensità celeste di cotanta stella, risparmierei se non altro in vestiti....(rivolgendosi agli altri due)amici, lasciate che io prenda congedo da voi con un'ipoteca sulla seconda casa in montagna...avrei desiderio che voi mi ricordaste così, con la serenità dei miei 30 anni in volto e un fido bancario in scadenza...addio, parto per gli Abbruzzi tentando di stabilirne la quantità(si alza e lentamente esce di scena, senza voltarsi, guardando solo il terreno su cui calca il passo)
Guarnod: (rivolto al nulla) un altro giorno volge al tramonto, un altro amico perduto, un altra canzone dimenticata...rimane solo la polvere e io ho ancora tutte quelle rate da pagare...
calano le luci. Sipario.
(da L'Allegro Conclave, 1892, Aliane Edizioni)
Rubrica a cura di Joe Capresis, si ringraziano le Aliane Edizioni per aver permesso la pubblicazione del testo di cui sopra
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