domenica, dicembre 10, 2006

DELLA RELIGIONE

ovvero
Se mentre mi masturbo vengo addosso ai genitali della mia gatta, è sempre "Onanismo"?


Tutte le popolazioni della Terra, per quanto eterogenee e diverse fra loro, si affannano alla ricerca di un qualcosa che vada oltre il terreno, qualche forma di entità superiore che risponda alla loro domanda atavica sulla provenienza del genere umano e dell'universo tutto, qualche divinità che spieghi loro il motivo per cui il vicino di casa abbia un'automobile più costosa e potente. Ogni cultura, ogni zona, ogni etnia ha la sua religione con cui tenta di spiegare l'origine del proprio gruppo, l'ordinamento sociale e la destinazione finale., una volta che un suo componente trapassi. Insomma ogni popolo della Terra ha un suo dio cui riferire epiteti blasfemi quando la sventura lo permea. L'annosa questione che da immemore tempo attanaglia l'umanità ha a che fare con l'esistenza o meno di tali divinità, reputandole o antecedenti l'uomo, quindi sue creatrici, o postume, create da esso stesso. Da una parte una folta schiera di persone che, obbedendo alla parola di un dio mai visto né conosciuto, riferita da persone vestite spesso in maniera buffa e vistosa, in luoghi che poco hanno a che fare con la sobrietà e la posatezza dei costumi, spesso densi di fumo ricavato da sostanze ritenute profumate, sentono e sostengono di esserer stati creati dal nulla da questo fantomatico dio che, in maniera differente in base alla tradizione locale, non avendo nulla di meglio da fare, crea un gran casino, sciaquandosene abbondantemente gli ammenicoli una volta che esso ha preso vita. Dall'altra parte abbiamo la controparte detta "atea" che sostituisce la parola Dio con la parola "scienza" obbedendo ciecamente a teorie sperimentali in totale impossibilità di soddisfacenti comprovazioni. Naturalmente, trattando della religione, non è interesse nostro loquelare attorno a ciò che religione non è, quindi soprassederemo sull'ateismo rimandandolo ad eventuali futuri approfondimenti. Tornando alla religione vediamo come l'uomo ha bisogno di essa e come molte religioni, pur sostanzialmente diverse, abbiano degli elementi ricorrenti in comune, come ad esempio una classe sacerdotale inetta e approfittatrice, pagata solo per riferire i vostri peccati a Dio, ridendone con esso alle vostre spalle. Personalmente ho sempre amato confessarmi, è un geniale sistema per confidare ad una persona importante le vostre perversioni più recondite senza che essa possa poi divulgarle al bar con gli amici.
Da quando il primo uomo mise piede sulla terra scendendo dal suo albero di banane, luogo sicuro da cui lanciare sterco sugli altri ignari animali, senza così esporsi al rischio di ritorsioni, la paura di tali rappresaglie aveva reso la vita umana effimera e scarsamente sicura. Non avendo ancora armi per sterminare le specie che lo insidiavano, l'uomo aveva bisogno di qualcosa che lo confortasse e che lo consolasse in caso di dipartita sua o di suoi cari, non essendoci ancora beni mobili e immobili da dividere in eredità. Nessun espediente materiale riusciva a infondere la sicurezza d'animo di cui l'uomo sentiva il bisogno, tanto che il volto gli si corrucciò nella tipica espressione scimmiesca con cui dipingiamo l'uomo primitivo sui sussidiari delle elementari. Fino a quando uno di loro, colpita con l'alluce una pietra aguzza, inveì dal dolore verso qualcosa a cui non aveva mai inveito prima e nacque la religione. Subito dopo, uno della tribù particolarmente sfaticato, trovò un sistema per mangiare senza lavorare né cacciare, a spese altrui creando la classe sacerdotale. Ho sempre trovato deliziosi i preti, soprattutto quelli delle piccole parrocchie di perfieria, così lontane dalle sedi vaticane che mi viene spesso un moto di pietà tale, che gli vorrei fare omaggio di un piccolo trono d'oro tutto loro su cui sedersi e parlare ai fedeli di carità e pauperismo. Di lì in poi ogni popolo ebbe il suo culto, dapprima dei culti rozzi, in cui sciamani e santoni predicavano per poche briciole, non avendo ancora capito come funzionava il business, fino a raggiungere lo status di vera e propria classe sociale. Nell'antico Egitto, infatti, i sacerdoti erano una delle classi più agiate, secondi solo al faraone che, più furbo di loro, si era proclamato direttamente figlio del dio. E da allora la storia non fece che ripetersi, in cui chi riusciva a spararla più grossa proclamandosi qualcosa di affine alla divinità in questione, poteva abbuffarsi più degli altri. Per molto tempo la religione è stata il fulcro della vita dell'uomo, modellando quest'ultima in base alla prima. Per tutte le culture a lingua scritta, infatti, i testi sacri, oltre a dare delle direttive morali, sono forieri di principi civico-politici in base ai quali creare e plasmare la società. Nel medioevo, ad esempio, presso le popolazioni cattoliche, la vita del cittadino medio era scandita dalle messe e dalle preghiere, alternando il lavoro alla stregua dello schiavo a un intrattenimento fatto di nenie in latino in cui si lodava qualcuno che, di guadagnarsi il pane, non aveva davvero bisogno. Tutto ciò era comunque ben accetto in Europa, tanto che nel 16esimo secolo una parte decise di affrancarsi dalla Chiesa romana per fondare una nuova religione basata sul lavoro e sulla predestinazione al paradiso, una sorta di gratta e vinci in cui il premio è dare un senso al sudore della tua fronte. Per gli islamici, è il Corano a dettare perfino molte delle strampalate leggi in vigore, tanto che alcuni paesi tutt'oggi basano il loro organo giudiziario ed esecutivo su questo libro scritto quasi mille anni fa. L'uomo segue i precetti della propria religione, per quanto scomodi e spesso atti a privilegiare persone con la casa più spaziosa della sua, per la speranza di una vita migliore nell'aldilà. Il subire silenziosamente le angherie costituisce così un merito per cui, una volta deceduti, ci verranno dischiusi i battenti di un mondo incantato meraviglioso fatto di nuvolette, persone alate e totale astinenza di sesso. Ogni religione ha un aldilà diverso ma il modo per ottenerlo è grossomodo il medesimo: seguire quanto più alla lettera, ciò che il grassone vestito strano vi dice di fare. In alcune religioni viene prescritta l'ascesi totale, allontanrsi il più possibile dai propri beni terreni quel tanto che basta affinché si possano portare via senza che ve ne accorgiate. In altre è il sacrificio personale, fino all'immolazione delle proprie natiche per il bene della causa comune che riserva il diritto di condurre un'esistenza ultraterrena in compagnia di 72 vergini alle vostre dipendenze, anche se non ho mai capito se questo costituisca un premio o una punizione; in effetti o si passa il resto dell'eternità a sgobbare come un fabbro per soddisfarle periodicamente tutte o si passerà il tempo fino alla fine di esso a sobbarcarsi il tetro umore delle donne frustrate sessualmente. Come potrei mai dimenticare il rapporto conflittuale che avevo da piccolo con la religione e gli amministratori del suo culto. Avevo l'insano terrore che le suore che gestivano il catechismo del lunedì pomeriggio, in prima elementare, potessero divorarmi dietro tacito consenso della mia famiglia, ormai rassegnata a non poetr salvare un tale scapestrato figlio che, durante la preghierina in classe, pensava a tutt'altro. In effetti uno dei miei primi dilemmi riguardo la religione fu sul buongusto di appendere cadaveri al dissanguo nei luoghi pubblici, salutando tale cruenza con abnegazione ed umiltà. Trovavo piuttosto strano il salutare e venerare quell'oggetto, ovvio che Dio non esaudisce mai i desideri, il tizio sopra è morto! Ad ogni modo tutte le altre religioni che permettono una qualsivoglia rappresentazione dei propri dei, li raffigurano in buono stato di salute o quantomeno vivi. Il parlamento italiano ha trovato una potenziale soluzione allo scontro teologico fra le minoranze islamiche e l'autoctona religione cattolica, che potrà appianare tutte le divergenze. Gli islamici potranno tranquillamente adorare il loro dio nei luoghi pubblici, purché venga crocefisso. Tornando alle questioni politiche riguardanti i culti, tralasciando il già citato islamismo, permeante le costituzioni degli stati musulmani osservanti, anche il cattolicesimo tende ad avere un certo peso sugli stati praticanti e, in particolar modo, sull'Italia. Nella storia della nostre giovine Italia, numerosi sono stati i casi in cui la Chiesa, muovendo i voti dei propri fedeli, ha deciso le sorti elettorali del nostro paese. Per questo tutti i governi che si sono succeduti, hanno sempre guardato ad essa con occhio di riguardo, legiferando e riformando in un senso sacrale, affrontando temi scottanti quali aborto, contraccezione e famiglia con l'ottica progressista di un'istituzione che tendeva a dar fuoco a chi la contraddicesse. Ho sempre trovato fuori luogo che fossero dati tutti quei poteri al capo della Chiesa cattolica, se quello è il tramite fra noi e Dio in persona, potrebbe incenerirci tutti! Un'eccezione alla tradizionale va del culto è lo scintoismo giapponese, religione più incline alla corrente filosofica che all'acritica accettazione di una divinità avvezza a pesanti scherzi per saggiare la portata della fede di ognuno. In effetti, dopo 2 atomiche, sarebbe anche difficile credere che dal cielo possa venire qualcosa di buono. Per concludere la religione è molto importante per i popoli per tre motivi fondamentali. Il primo è che tiene il popolo coeso e cementato sotto un valore comune e assoluto, mentre il potere lo sfrutta impietosamente; il secondo è che rassicura le genti su ciò che viene dopo la vita terrena, creando un'aspettativa extraterrena e giustificando la propria impotenza chiamandola "fede incondizionata"; il terzo è che, se non ci fosse una Chiesa e i preti non avessero un lavoro, i nostri figli sarebbero in pericolo!

martedì, ottobre 31, 2006

LETTERA A JOE CAPRESIS

Caro Willie Mays,

Ho accolto con amorevole interesse l’iniziativa di Joe Capresis. L’amore per la prima volta è stato analizzato in questa cinica miscela di parole in libertà che solitamente avete chiamato comunità.

Eppure ricordo ancora e mi piace citare agli sconosciuti che incontro alla fermata Barrière del tram 81, famoso per la sua straordinaria capacità nel cogliere impreparato l’abbonato Stib della città dei parametri (chiedo venia al maestro Joe per la citazione), l’aneddoto che ritrae Capresis come protagonista di un’interminabile conversazione telefonica con una pulzella durante le riprese del celebre video musicale Noche Linda Gi Lu A, una Migna Gigi Là con Sà di Prepuzio Sprangaferri e Makal Lakam.

Erano forse altri tempi, come usano dire gli stolti. Un periodo in cui Joe Capresis, mentre chiedeva al Bangladese di Via Saragozza un hamburger senza pane, si lamentava di fronte agli inviati di Annozero che agli studenti bolognesi non danno neanche da mangiare.

Joe Capresis, nonostante l’amore, è uno scrittore. Egli ha iniziato alla vita di coppia, prima analmente poi lubrificando l’ingresso, un fetido gruppo di trotzkisti assetati di sovrastrutture erotiche. Egli ha illustrato Jim Morrison ai poveri di spirito citando frasi di Proudhon e scene tratte dalla celebre opera prima di Sprangaferri “Professoressa Dislessica in Gita alle Ville del Palladio”. Egli non solo ha amato il prossimo, ma si è anche sacrificato nel fare la corte al Samaritano durante una festa di addio ad Angelo Panebianco.

Una volta mi è capitato anche di vedere Joe commosso, poiché non sopportava la vista di un suo compagno universitario giapponese il quale, in ogni momento della sua vita, sembrava combattere contro la morte. Sovente mi diceva: “Non posso assistere alla distruzione dell’umanità senza prima non aver convinto il mio angelo custode a non uscire il 7 febbraio in zoccoli e canottiera”.

Al mio sedicesimo compleanno Joe mi regalò del sesso orale. Mi disse: “Non sai quanto mi costa inserire il membro in cotanti denti ricoperti di elemento chimico cui il numero atomico è 26? Ma lo sai che in alchimia, durante il medioevo, il ferro era associato a Marte? ”

Questo fu il primo momento in cui mi resi conto di amarlo, non perché avesse un pene che aveva sorpassato vari crash test ma perché riuscì tramite la sua spiccata sensibilità a farmi riflettere a proposito delle difficoltà respiratorie dovute agli apparecchi dentari. Fu unicamente lui ad orientarmi alla carriera di odontoiatra.

Poi arrivò l’amore senza sesso ed incominciai a chiedermi il motivo per cui lui spingesse tanto per l’instaurazione di una coppia aperta. Non posso che ringraziarlo per questo, difatti grazie alla sua riforma sentimentale anche io incominciai ad uscire di sera con lui ed il suo semaforo preferito (quello appunto che si trova all’incrocio tra Riva Reno e San Felice).

La fiducia del resto è un concetto privo di alcuna razionalità. Una volta in treno ho conosciuto una donna che dopo aver letto GQ, gentilmente concessole dal fidanzato il cui scopo era beneficiare del calendario allegato, concepì una nuova teoria sulla fiducia. Prima la scrisse in un blog e poi dopo essere passata dal via, ossia dalla nuova trasmissione di Santoro (la puntata verteva sulla Finanziaria e i tagli alle spese matrimoniali del ceto medio), ne scrisse una commedia teatrale molto apprezzata in ambito Dams “Fiducia: cioè del tipo che secondo me bisogna dirsi tutto nel rapporto di coppia”.

“Io amo tuttora Joe, e lo amerò per sempre nonostante la fiducia per me sia ben harper”.
– Jimi Hendrix


Manuela Sfrigida.

domenica, ottobre 29, 2006

DELL' AMORE

ovvero
Un tempo solevo essere cinico, distaccato e stronzo, da quando ho trovato l'amore sono diventato il contrario di prima: stronzo, distaccato e cinico.


L'amore è uno dei concetti più difficili da spiegare e da categorizzare, non esiste infatti un sistema di paramentri che possa assicurarci o identificarci cosa sia questo amore. Anche gli indicatori sono sfuggevoli e tendono a variare anche in base alla persona e in base a quanto si sia disposti a barare per ottenere quello cui si anela. Personalmente mi sono innamorato un numero piuttosto ingente di volte, praticamente tutte, lasciandomi dolcemente andare agli sdilinquimenti emotivi che ti portano a imparare a memoria testi di canzoni lente e ad amare ciò che normalmente darebbe fastidio. Una volta arrivai perfino a fingermi ghiotto di un dolce sardo, di cui trascuro il nome causa dimenticanza, che penso fosse ottenuto impastando acqua, farina e peccato e tendeva a conglutinare lingua e palato in un molliccio opus cementifico che impediva di pronunciare correttamente la maggior parte dei verbi della lingua italiana. Come distinguere quindi quando l'amore è solo una scusa per acquistare costosi regali e quando è invece un'autentica truffa? In mancanza di una metodologia scientifica che possa classificare i vari tipi di sentimento, fornendo una definizione di tale emozione umana, il metodo più semplice di identificazione è nel sancire cosa non è l'amore. La prima principale distinzione, spesso molto funzionale nell'avvallare la corte di un'altro individuo interessato alla nostra persona, è l'amicizia. Infatti la differenza tra i due stati sentimentali è abissale, amore è quando si perdona ogni aberrazione al partner, amicizia è un modo economico per massimizzare il guadagno che si può ottenere da un'altra persona, minimizzandone il fastidio. A detta di molti, l'amicizia è uno stato che impedisce ogni forma d'amore, preferendo gettarsi nelle braccia di uno sconosciuto qualsiasi, purché alla guida di automobili di grossa cilindrata. Un tempo feci anche io tale scelta, scoprendo da un giorno all'altro che la mia partner era in realtà un semaforo all'incrocio fra Riva Reno e S.Felice, sorpresa che non riservano le persone che già si conoscono. L'amore può invece sfociare o degegnerare in amicizia, altro evento che tende a mettere fine al rapporto, poco importa se la vostra partner stava già uscendo da un mese con quell'ariano energumeno dai preziosi vestiti griffati da stilisti nipponici. Spesso l'amicizia viene usata in termini transitivi per suggelare l'effettiva cessazione di un rapporto amoroso (da amanti stiamo diventando...", "ti lascio ma restiamo...", "ti ho tradito con degli animali invertebrati mavorrei rimanessimo...", "il tuo conto in banca sta diventando eccessivamente esiguo, non vedo come potremmo essere più che semplici...", eccecc). La seconda distinzione saliente è quella fra amore e sesso. Il primo è infatti un modo per non avere rimorsi quando si fa del sesso con altre persone al di fuori del partner, giustificandolo con la differenza col secondo. Le due cose non sono necessariamente concomitanti in un rapporto fra due persone. Ad esempio un rapporto di solo sesso senza amore si chiama comunemente "fortuna sfacciata", il legame di solo amore senza sesso fra due individui si chiama comunemente "fiducia reciproca". Ho sempre rivestito il sesso di una grande importanza, in un rapporto di coppia, preferendo di gran lunga i gemiti godivi delle mie partner alle loro geremìadi invettive contro le loro migliori amiche. Al contrario dell'amicizia, il sesso è una parte integrante dei rapporti di coppia, almeno al loro inizio e viene spesso sostituitio, nel tempo, con lunghe passeggiate, chiacchierate interessanti e altri partner. Molte religioni vedono nel sesso una minaccia per la purezza della carne e per l'integrità morale sconquassata dalle dimensioni di chi, in quest'ultimo, non ne vede il pericolo. Ad esempio la religione cattolica, tramite i suoi più alti funzionari, cerca di convincere i suoi adepti a praticarne l'uso con moderazione, evitandone la funzione puramente dilettevole, per far sì che la loro castità risulti meno pesante, grazie al principio del "male comune". Il mondo laico tenta invece di educare le masse a praticare un sesso consapevole, responsabile e finalizzato ai prodotti di consumo che le multinazionali mettono in commercio. Fortunatamente i media, desiderosi di una proliferazione del giusto verbo in campo sessuale, in ogni messaggio o contenuto, insinuano una sostanza sessualmente significante, incarnata in donne spesso poco vestite per far sì che i giovini virgulti, ancor acerbi dal punto di vista delle esperienze, possano già avere un'idea di insieme di come operare, una volta chiamati in causa per il loro compito. La perizia che si infonde nella pratica sessuale può, in molti casi, giovare al rapporto, sottraendo la coppia a inutili discussioni su chi lasci i calzini sporchi e dove. Ricordo un tempo in cui, per dimostrare alla mia bella che ero un uomo tutto d'un pezzo, mi sobbarcavo il compito di recarmi in farmacia, inviso all'imbarazzo dato dal volto lubrico delle vecchine intente a discernere fra le creme antiemorroidali, per acquistare la protezione che rendesse scevro di veneree insidie il nostro amore. E' sempre stata grande la meraviglia che avevo per la sconfinata varietà di preservativi che l'industria ha creato per poter assicurare a noi consumatori, delle prestazioni sicure e all'altezza delle aspettative. La ricerca farmaceutica ogni anno spende un ingente quantitativo di denaro per assicurare prodotti sempre nuovi e sempre più sicuri, affinché lo yacht degli amministratori delegati di queste multinazionali sanitarie abbiano un costante afflusso di prostitute e droga. Ed ecco profialttici delle più svariate risme, da quelli ritardanti, la cui confezione è molto difficile da aprire, a quelli stimolanti, al cui interno c'è il numero di cellulare di una donna molto più bella della vostra, a quelli per il sesso suoer sicuro, che cloroformizzano la vostra partner rendendole piuttosto difficile l'opporsi alle vostre premure. Un'altra distinzione piuttosto importante è fra l'amore e l'affetto. Quest'ultima è forse la distinzione più labile e più difficile da esplicare, potremmo dire soltanto che l'affetto è un'ottima scusa per mantenere tutti i numeri di telefono di altri partner. L'affetto è un po' come l'amicizia, ci si approfitta dell'altra persona col sorriso sulle labbra, solo che ogni tanto si fa del petting. Sovente l'affetto sboccia in amore, soprattutto quando c'è una certa compatibilità fra le parti e quando viene soddisfatto quel bisogno atavico di costosi regali\pompini di cui è costituito il nobile sentimento amoroso.
La definizione d'amore e la sua percezione variano nel tempo, nello spazio e nel genere. Attraverso la storia l'amore ha sempre avuto un ruolo e una identificazione variabili e mutabili. Nel pleistocene l'amore era una romantica clavata tra l'orecchio e la nuca, seguita da un grugnante amplesso animalesco che poteva essere ripetuto più volte nella stessa serata, anche se non necessariamente con lo stesso partner. Le donne erano molto meno volubili, soprattuto da svenute. Gli uomini, paradossalmente, erano molto più sensibili e attenti alle esigenze femminili in primis perché il calcio ancora non esisteva e secondariamente perché, non essendoci ancora un linguaggio particolarmente articolato, la donna non aveva ancora imparato a lamentarsi. Presso le popolazioni mesopotamiche, con l'introduzione dei sistemi di misurazione, nacquero le prime forme di Stato, in cui una classe politica usava il potere per sublimare ciò che le unità di misura gli aveva spietatamente decretato come "piccolo". Presso le civiltà classiche l'amore era piuttosto in ribasso quando, viste le esperienze con la regina Egizia Cleopatra, la maggior parte degli uomini preferì dedicarsi alla sodomia. Nel medioevo l'amore era visto come una bassezza peccaminosa, cui facevano seguito le peggiori dannazioni infernali, per questo la Chiesa romana si prodigava affinché i suoi fedeli potessero essere protetti e preservati da cotali pericoli e solo nel rinascimento gli fu restituito il suo status sublime, quando la vendita dei libri di poesie d'amore divenne più redditizio del dar fuoco alle persone. Nell'epoca barocca, i migliori liristi europei facevano a gara a chi meglio ritraeva femmine meravigliose con cui non sarebbero mai stati e perfino Macchiavelli scrisse un'opera su quanto avrebbe voluto essere un Principe per trastullarsi con tali pulcherrime donzelle. L'illuminismo, detta anche epoca della ragione, tendeva a porre la questione sul perché ci si dovesse operare in tali e tante fatiche per ottenere sesso dalle donne, fino a qualche anno più tardi quando, con la fondazione del movimento del romanticismo, gli illuministi erano ormai stufi di dormire sul divano. Ed eccoci arrivati ai giorni nostri, in cui l'amore ha finalmento raggiunto quellle vette cui assurgeva da secoli ovvero la maggior fonte di introito delle compagnie telefoniche.
Nello spazio l'amore cambia da cultura a cultura, nell'ebraismo ad esempiola donna è una nobile compagna che ti regge il sacco mentre rapini i tuoi clienti, presso le tribù animiste, la donna è una fucina di figli e deve essere sempre dedita e disponibile alla procreazione, poco importa se ha bisogno di sfogarsi parlando perché al lavoro nessuno la considera come meriterebbe. Per la religione buddista la donna è un essere perfetto e sublime, per questo ci si ritira sui monti impervi a 8000 metri, fra soli uomini a rimanere ore con gli occhi chiusi fingendo che tutto il modno sia una illusione. Una forte differenza esiste fra le due principali religioni abramitiche, cattolicesimo e islamismo. Gesù, finché era in vita, concepito senza sesso, non ne praticò mai né conobbe una donna nel senso biblico, per questo, per i cattolici osservanti, la donna rimane un mistero di cui avere sempre paura, soprattutto se si indossa una tonaca nera con colletto bianco, permettendo loro esercitare il potere del terrore ed esigere forti tributi in termini di fiori e coccole post-amplesso. Maometo, che invece era sposato, impose alle donne il velo, il silenzio e la discrezione in presenza di uomini che non siano il marito, la concomitanza con una o più colleghe e soprattutto la depilazione totale.
Per quanto riguarda la differenza di genere, cosa unisce due persone innamorate? Cosa scatta in due persone affinché l'amore permei la loro esistenza? Quanti zeri ci vogliono per scrivere la parola "amore"? Naturalmente non esitono regole, si dice che l'amore sia cieco, anche se esistono alcune caratteristiche ataviche che accomunano i gusti umani in fatto di scelta del partner. Principalmente potremmo dire che le donne cercano un uomo di cui potersi lamentare con le proprie amiche, gli uomini cercano precipuamente una sordomuta che gli ricordi il più possibile la subrette della trasmissione di calcio della domenica sera. L'arte della seduzione muove da questi principi per tessere le sue trame. Fin dalla più tenera età le femminucce passano ore a curare particolari estetici del loro corpo che noteranno solo quegli uomini dediti al coito anale con persone del loro stesso sesso, per poi farsi cullare dalle attenzioni del ragazzo che le sa sparare più grosse. Da piccolo passavo interminabili minuti in bagno a tirarmi a lustro per uscire la sera. Volevo sempre essere elegantissimo e in ordine per guardare i miei coetanei nerboruti e biondi dividersi le ragazze a suon di rutti, marmitte bucate e frasi blasfeme al limite del regno primate. Ed è forse una lieve componente animalesca che attira le personefra loro, in cui una femmina vuole essere ghermita con forza e trascinata nel nido del maschio che la ingravidi con forza e virilità, assicurando a lei e alla sua progenie cibo, protezione e calore di una famiglia indivisibile, pronta ad affrontare insieme i maggiori perigli della vita, forte della propria indissolubilità e familiare amore che come un cemento, li rende irriducibili alla sventura. E anche il maschio vuole trascinare la femmina nel suo nido.
Che altro aggiungere se non che essere innamorati è un'esperienza meravigliosa, che ci innalza a quanto c'è di divino nella vita, che ci permette di dare tutto ciò che c'è in noi e riversarlo nell'altra persona, di dire cose che non diremmo mai in contesti normali e di sentire un calore ed un trasporto unici nel loro genere e di quanto sia piacevole una sigaretta dopo tutto ciò? In definitiva l'amore è un'ottima cosa per tre motivi: il primo perché costituisce una discreta alternativa a guardare il soffitto sdraiati sul letto la domenica pomeriggio, il secondo perché l'orgasmo col proprio partner non porta alla cecità e terzo perché fornisce ottimi spunti per far girare l'economia di un paese!

Joe Capresis

domenica, ottobre 22, 2006

IL SECOLO VENTESIMO PRIMO

Gli scrittori si amano e adorano ancor più non esplicitare tale passione, rimanere appartati, scovare il luogo più oscuro dove conservare la propria superbia elegantemente celata in una religiosa assenza di autostima. Il critico li ferisce con ferocia dimenticandosi che la modestia può aiutare nei primi momenti l’approccio al genere femminile.

Joe Capresis si ama: egli è uno scrittore. Lui per l’approccio al genere femminile preferisce l’uso della lingua tedesca, soprattutto se ad una qualsiasi festa incontra Mimmo Balestra il quale, pur essendo o forse proprio perché lo è, al di fuori della lucidità mentale sbandierata da Piero Ottone in Vizi e Virtù sul Venerdì di Repubblica, riesce a parlare così male il tedesco da rimediare un rapporto sessuale con l’85% delle donne (sondaggio effettuato dalla Nexus su un campione di 1000 donne tra i 16 e i 78 anni).

Le donne che si credono intellettuali preferiscono Joe Capresis e questo lui lo sa, ma non c’è molto da aggiungere, poiché lui parla tedesco. Ci fu un tempo in cui Piero Ottone detestava il telefono portatile e riusciva in ogni articolo della sua rubrica a scriverne. Poi un qualsiasi suo familiare gli diede in dono un telefonino e lui cambiò d’avviso trovando nell’innovazione tecnologica i motivi a favore.

Quando aprii la porta a Joe molte voci mi vennero contro, ostili alla sua complessità e all’uso fuorviante di neologismi. Gli stessi critici ora lo apprezzano e tessono un intricato e impermeabile vestito di lodi nei suoi confronti.

Si è detto che Joe Capresis e Mimmo Balestra non si stimino, addirittura che la loro relazione fondata sulla competizione sessuale sia intrisa di disprezzo reciproco. Panebianco sull’argomento ha scritto un saggio dal titolo: “Relazioni controverse: la tortura come mezzo di risoluzione?” al quale Sofri ha risposto “prima dovremmo chiedere alle persone direttamente coinvolte”. Mimmo Balestra ha alzato la voce in un dibattito, sbraitando ad una riunione della Cisl e Uil: “La mia vita si è spenta in una notte di pioggia torrenziale. Una pioggia totale, alla Ridley Scott! Che accomuna nel suo precipitare i vicoli e le cantine, la mia stalla e i night club, conferendo ai preservativi addormentati, agli spacciatori in divieto di sosta, ai carrelli del Lidl e ai cani abbandonati, ai cellophane gocciolanti, un sentimento universale d’irrilevanza e d’oblio”.

Joe Capresis non ha ritenuto opportuno prendere parte al confronto. Ma forse la sua opinione deve essere individuata nella sua ultima pubblicazione, nelle settantadue pagine (il numero è in onore al quoziente intellettivo di Vittorio Feltri) dei suoi racconti tra i quali spicca “Il dilemma del prigioniero”. Parole pregne di segregazionismo e odio della classe proletaria, di mistico andirivieni delle espressioni non accettate dalla correzione ortografica di Word non perché sbagliate ma poiché logore e abusate.

Per contro la raccolta di poesie di Balestra “Movimenti Bancari” racchiude l’ideologia marcata dall’uso di Powerpoint e di anglofobia eccentrica e inopportuna.

Un’altra sfida la quale dipenderà dall’accoglienza che ci riserverete

Willie Mays

sabato, ottobre 21, 2006

DELLA ISTRUZIONE

ovvero
Il Ruolo Di Una Istituzione Votata All'Aurealizzaione E Autoerotismo
Da qualche anno lo stato italiano ha stabilito che per insegnare nelle scuole elementari non è più sufficiente il solo diploma magistrale, richiedendo bensì una laurea specifica. Questo provvedimento ha finalmente trasformato quella classe insegnante magistrale costituita da femmine isteriche, frustrate e iraconde in una preparata cerchia di femmine isteriche, frustrate e iraconde laureate. Personalmente amo le maestre elementari di nuova generazione, giovini ragazze fresche di laurea che esprimono nella loro professione tutto il sesso che non hanno fatto o non abbastanza violentemente. Spesso mi soffermo fuori dalle scuole elementari per osservarle uscire con la loro borsa sottobraccio colma di trucchi, monetine per il caffé ed assorbenti pronti in caso di evenienza. M aciò che più mi affascina sono quegli abiti castigati che le suddette insegnanti indossano per far sì che quando i loro alunni se le immagineranno nude nelle loro prepuberali fantasie, possano attribuir loro seni non realistici. Da quando esiste l'istruzione sistematica, lo Stato locale ha da sempre cercato di perpetuare sé stesso attraverso il controllo di quest'ultima. In parole povere l'istruzione di Stato è un mezzo per gli editori di libri di scuola di potersi permettere auto costose e minorenni tailandesi di importazione. Dal punto di vista politico l'istruzione è la base sociale su cui poggia l'ignoranza. Quando ero piccolo ho avuto numerosi problemi con la classe insegnante. In prima elementare avevo, infatti, una maestra che non amava che mi masturbassi in classe declamando le sceneggiature di Rocco Siffredi ad alta voce durante le lezioni ed esprimeva questo suo disappunto picchiandomi in testa con un bignami di Delitto e Castigo. E pensate che ancora oggi la cara signora, ormai in pensione,si prende il disturbo di venire fino da me una volta la settimana per percuotermi col suddetto volume, operazione senza la quale, ormai, non riesco ad avere nessun tipo di eccitazione. Antropologicamente, l'istituzione scuola, è il luogo in cui le bambine mettono in pratica le isterie e frustrazioni delle loro madri emulandole e i bambini imparano quanto costano quei 5 minuti in cui la tua partner simula un orgasmo facendoti sentire migliore del suo ex che faceva il fotomodello e guidava una porsche ma con cui il rapporto era solo basato sul sesso. I bambini del resto, non hanno remore nel dire e fare ciò che pensano, per questo ghettizzano le bambine, ritenendole qualcosa di inutile ed esecrabile. Con l'età imparano solo a fingere per ottenere quei 5 minuti in cui il finto orgasmo della partner vi fa credere che il loro ex bello come un dio pagano abbia sbagliato a non darle tutto l'amore e la servilità di cui voi la circondate. Io delle elementari conservo un ricordo molto bello, soprattutto dopo aver scoperto che le porte dei bagni avevano uno spazio di 5 cm dal pavimento. Avevo anche una fidanzatina ma dovetti lasciarla dopo che le sue avversità al sadomaso stavano intaccando la mia capacità di fare le addizioni. Dopo 5 anni passati ad aspettare che le mammelle delle tue compagne prendano a gonfiarsi, arrivano le scuole medie in cui un ragazzo deve far fronte ad una morìa di problemi psico-fisici debilitante, tuttavia risolvibile con un'adeguata educazione sessuale cui fanno fronte tempestivamente le pubblicità dei telefoni erotici dopo le 24.00. Ricordo bene che, dovendo andare a letto molto prima della mezzanotte, programmavo il timer del videoregistratore fra le 24.00 e le 3.00 per poter godere l'indomani delle rotonde pulcritudini di queste femmine parcamente abbigliate e traboccanti lascìvia. Più di una volta mi capitò di praticare il mio autoerotismo di fronte ai mobili Rampon e al volto esterrefatto del presentatore che amaliato da prezzi così bassi, non sapeva se unirsi anche lui alla mia solinga festa votata al compiacimento della carne. Certo anche la scuola contribuisce alla formazione sessuale del ragazzo facendogli subito comprendere, mediante filmati, testi di biologia e incontri con psicologi, quanto gli costeranno quei 5 minuti in cui il simulato orgasmo della partner gli farà credere che trattare con rispetto la donna permetta di ottenere il suo rispetto verso di voi. Alle medie le materie insegnate si differenziano, indirizzando ogni studente verso il campo che più si addice alle sue capacità innate. Lettere e Storia per chi padroneggia materie umanistiche, Matematica e Geometria per chi è più portato in quelle scientifiche e tutte le altre per chi passerà il resto della vita in miniera. In terza media gli studenti hanno il primo approccio col loro futuro grazie a ciò che viene chiamato orientamento. L'orientamento è una iniziativa per cui lo Stato paga una persona specializzata che consiglia ad ogni studente di seguire il settore in cui ha i voti migliori. Sapendo ciò, fin dall'inizio della terza media mi impegnai ad ottenere sempre gli stessi voti in tutte le materie. L'effetto che ne scaturì fu che l'orientatore mi consigliò di imboccare la strada del travestitismo negli ospizi privati, cosa che tutt'oggi pratico, non senza una lauta soddisfazione professionale quanto pecuniaria. Tutto ciò per far sì che il futuro del ragazzo possa essere quello per lui più idoneo, evitando ulteriori frustrazioni quando scoprirà che dopo quei 5 minuti in cui l'orgasmo fasullo della partner gli ha fatto credere di essere il miglior uomo del mondo, niente è come sembra. Dopo 3 anni passati a masturbarsi con donne svestite, ecco soggiungere le scuole superiori, in cui ci si masturba con donne svestite praticanti sesso con uomini nerboruti e generosamente dotati dalla natura, che fanno illudere che la propria perdita di verginità si consumerà in modo diverso dall'eiaculazione precoce. Le materie sono circa le stesse, ma gli insegnanti hanno problemi personali maggiori rispetto ai loro colleghi delle medie, per cui il metro di giudizio è molto più severo. Le scuole superiori sono una vera e propria palestra di vita in cui un ragazzo diventa adulto imparando a mentire, sfruttare i più deboli e a praticare malvagità assortite, rispecchiando perfettamente chi li istruisce. Quando ero alle superiori gli insegnanti mi dicevano spesso "persegui con forza gli obiettivi, ascolta e impara ciò che ti viene detto evitando discussioni inutili e rispetta l'autorità", ma il Partito Fascista aveva già chiuso le iscrizioni ed ebbi non pochi problemi. L'inizio delle superiori spesso sancisce un forte e traumatico cambiamento nei maschi, rendendosi conto che la masturbazione è diventata sempre di più una pratica tendendte a produrre materia da occultare all'altrui attenzione. Dopo 5 anni ritorna l'orientamento (ma lei non era lo stesso orientatore di 5 anni fa? no-rispose lui fingendo un accento svedese). Ora si tratta di scegliere l'università migliore per farci avere la professione migliore ed una retribusione in grado di potersi permettere quei 5 minuti in cui il preteso orgasmo della partner vi fa dimenticare quei 50 euro appena spesi, per il regalo, la cena o semplicemente la tariffa concordata. Per molti, di lì a poco, comincia la turbinosa avventura universitaria in cui, tra sesso consumato mentre il vostro compagno di stanza dorme e festini a base di vino scadente e droghe tagliate con le sostanze più disparate, il ragazzo, ormai uomo, capisce quanto una persona possa amare se stessa e ciò che sostiene e riesca a farsi pagare dallo Stato facendosi chiamare "docente". L'unversità del resto, fornisce agli studenti dei meravigliosi strumenti di ragionamento e problem-solving; per esempio le ragazze trovano dei motivi per non darvela, molto più convincenti di prima. Una volta una ragazza mi disse che non poteva mettersi con me perché il suo io cosciente, pur attratto dalla mia fulgida persona, non poteva esimersi dal perseguire una strada solipsistica onde ottenere una più omogenea consapevolezza di sé e delle sue aspettative nei confronti della vita, salvo poi sfrecciare sulla porsche di un ricco scandinavo avvezzo al coito rettale facendosi spiare da immigrati con precedenti penali di poco conto. L'università apre anche alla consapevolezza dei ragazzi che non potranno diventare tutti calciatori e veline, l'istruzione ricevuta ridimensiona, infatti, le loro aspettative in qualcosa di più arrivabile e realistico, tipo diventare calciatori o veline. In definitiva l'università fa sì che le perversioni dei ragazzi nascano e crescano prodighe e sane per potersi poi scatenare fuori dalle loro ore lavorative in cui i 5 minuti con la propria partner non sono neppure discutibili per una serie di motivi che ciclicamente si alternano. Che dire dunque? L'istruzione al giorno d'oggi è essenziale per 3 motivi, il primo è che ci aiuta a scegliere da chi essere sfruttati e schiavizzati, il secondo è per capire in che modo fallire meglio nella vita e il terzo per capire che, se non altro, nella masturbazione l'orgasmo è reale.
Joe Capresis

giovedì, ottobre 05, 2006

Mauro Martini va in città

Mantenere sempre una parvenza di lucidità, di Mauro Martini, Cisl e Uil edizioni, 94 pp.

L’opera prima di Martini. La giovane penna, il piromane dell’inchiostro, il lucido esempio di una vita priva (privata, sguarnita) di maltrattamenti domestici, propose il romanzo (romanzo breve? novella?) a diverse case editrici, le quali troppo impegnate a leggere saggi di Angelo Panebianco sulla tortura come mezzo per ristabilire l’equilibrio erotico dell’Occidente (occidentale, cristiano, amico) rifiutarono l’opera. Il seguito è facilmente intuibile (comprensibile, intelligibile) conoscendo la storia della casa editrice che ha pubblicato questo simpatico e privo di malizie inno alla gioia (ricordate quando Mimmo Balestra incontrò il sindaco Cofferati a Palazzo di Re Enzo e del Podestà sbandierando una bandiera della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori e cantando a gran voce “Cisl e Uil, Cisl e Uil, noi vogliamo, noi vogliamo, noi vogliamo Cisl e Uil” ?).

Martini narra in seconda persona (tu sei, tu fai, tu dici) come se fosse in prima persona: ossia l’autore si analizza, si consiglia, si parla (il giovane è eccentrico, originale, amorevole nella sua ingenuità). La trama è poco importante, incentrata come è sui sentimenti (ricordate quando Prepuzio Sprangaferri sbraitava dalla finestra che si affacciava su Via Santa Caterina e annunciava che Muccino era morto?), sul passaggio da uno stato A ad uno stato B (A → B). E la questione si ripropone in più momenti: la vita dello studente è una vita o il prolungamento di uno stato di ebbrezza sionista destinata a lasciare spazio ad un nuovo stato (il B appunto)? Lampi di lotta anticapitalista, fulmini madidi di espressioni colonial rock, lacrime e sangue di imperturbabili movimenti sessuali: questo è ciò che ci meritiamo (diceva Makal nel documentario di Mario Sghittone “Colori e meraviglie dell’eruzione Vesuviana”).

Pareri (commenti, critiche). Natalia Aspesi ha detto: “In un romanzo filosofico eseguito con virtù, l’autore guarda con gli occhi e la bontà di uno studente l’uomo che sarebbe potuto diventare”. Angelo Panebianco: “Mauro Martini ha scritto uno dei suoi migliori romanzi nonché l’unico, uno dei più puri, dei più rischiosi, dei più beckettiani anche”. Il commesso della libreria, (luogo in cui si comprano i libri) piccolo rifiuto intellettuale della facoltà di Lettere e Filosofia, ha specificato che trovava Martini “un po’ troppo compiacente”.

Ebbene sì: io credo (ritengo, penso).

Giulio Grazi

martedì, settembre 26, 2006

LA POSTA DEL QUORE

Trovo inutile alzarsi presto la mattina, dilata il tempo che uno passa attendendo che sia sera. Delle volte mi capita di svegliarmi presto, spesso a causa di violente erezioni che soverchiano il mio materasso rendendolo un freddo surrogato della sessualità femminile, che, pur privo di cavità ospitanti un qualsivoglia membro di qualsivoglia dimensioni, hanno in comune col loro emulato il fatto di non concedersi, non a me se non altro. Ad ongi modo, per motivi di variegata natura, mi capita di essere in piedi ad ore non ancora in doppia cifra. Questa mattina ad esempio sono stato svegliato dal rumore di schiaffi sulle natiche dei miei vicini di stanza. Mi piace sentire gli altri fare sesso anche perché è un ottimo sistema per imparare quanto si è inadeguati nella vita. Se la ragazza nell'atra stanza sta facendo del sesso con la persona nell'altra stanza, allora devo aver fallito almeno in una cosa. I miei vicini di stanza sono tedeschi, almeno lei, lui sembra il tipico italiano che concupisce le straniere con venali giochi di glande, promettendo amore e spacciando peli pubici come un santuario di piacere mediterraneo. Io adoro la Germania i tedeschi e soprattutto la lingua cimbro-teutonica. Ho sempre pensato che il tedesco fosse un'ottima alternativa al farsi capire. Dicevo, comunque, che trovo inutile alzarsi presto la mattina, stamane, ad esempio, mi sono trovato a fare colazione al bar sottocasa, assieme ad un nugolo di perfetti sconosciuti, intenti ad inzuppare la loro incipiente giornata lavorativa in un cappuccino bollente, condito di frustrazione da giochini sadomaso ordinati su postla-market e lingerie commestibile al gusto cammello. E' piuttosto intrigante osservare come tutti i discorsi degli uomine e delle donne al bar focalizzino l'attenzione sul lavoro, mentre l'organo preposto alla percezione visiva sia totalmente tuffato nella scollatura della procace cameriera, tutti e due per diverse forme di invidia. Tutti ne vorrebbero un paio uguale, ma per usi differenti.Chi per ostentarlo alle amiche, chi per suggerne piacere e voluttà, chi per scambiarlo con un oritteropo del gabon da seviziare. Io ho un ottimo sistema per godere delle rotondità femminili senza che queste pensino che mentalmente le stia legando ad un letto, compiendo sul loro corpo ogni tipo di nefandezza classificata nella top-ten redatta dalla chiesa su come non deve essere un rapporto di coppia. Quando vengo sorpreso con l'occhio nel loro paniere, non commetto l'errore di distoglierlo precipitosamente, cosa che, oltre a darvi l'aria del ladro sorpreso sul fatto, può a lungo andare, creare delle emicranie piuttosto fastidiose, ma mi limito a persistere nel punto d fuoco assumendo un'aria assorta, aspettando con calma che sia lei a spostarsi. Quando lei avrà mutato posizione, mantengo il mio sguardo nello stesso punto, facendo credere che stessi guardando oltre la sua materia, un indefinito punto nello spazio, facendole sentire inutili. Questo sistema mi permette di non sfigurare agli occhi del gentil sesso e di mantenere la concentrazione sulle mie fantasie erotiche. Finito il mio cappuccino fatto di caffé, latte e perversione mattutina, sono salito in camera, sperando fra me e me che il tempo si fosse improvvisamente piegato alle 7 di sera, risparmiandomi il tedio di dover guardarmi vivere. Ho calcolato che in un'ora posso mettermi le dita nel naso almeno 20 volte. E non parlo della visita fugace che si fa in pubblico quando si pensa di non essere visti ma si vuole comunque mantenere un contegno, parlo della perizia chirurgica che proferisco in ogni mio sondaggio rinico, cercando sempre di ottenere i prodotti più validi e fragranti che crescono spontanei nelle mie narici. In mattinate lunghe come questa, mi succede sovente anche di passare interminabili attimi a testare il grado di conglutinazione del muco nasale e sorprendermi a fantasticare sul brevetto di una colla speciale a base dello stesso. Oltre a tali fantasie, controllo spesso la posta elettronica, nella vana speranza che qualche mia vecchia fiamma si faccia risentire con un messaggio del tipo: "Ho sbagliato tutto nella vita, tu eri l'uomo per me, il coito anale non è poi così meschino, a patto di non farvi partecipare tutti quegli Hare-Krishna". Qando passo mattinate così barbose, l'unica cosa che possa farmi passare il tempo è scrivere, adoro scrivere, scriverei per ore ed ore. A volte scrivo fino a ché l'unica cosa che mi distoglie è l'odore delle mie stesse feci, uscite alla chetichella dopo aver mandato copiosi messaggi al mio duodeno, bellamente ignorati dalla sua partecipazione al mio scrivere. Insomma scrivere è una dellemie grandi passioni anche se non sempre la posso condividere. Nella maggior parte dei casi, i miei argomenti preferiti sono, la vita sessuale dei monaci tibetani e il motivo per cui si fanno chiamare lama, e il grado di fusione dell'acciaio di cui sono composti i carriarmati pakistani. Argomenti di non facile divulgazione, a meno che non abbiate appena rapinato un ospizio usando il vostro pene come arma deterrente. Tuttavia, dopo aver abbondantemente copulato con speci animali appartenenti alla classe degli insetti, tendo a scadere nel sesso o negli escrementi...
Un Lettore

lunedì, settembre 18, 2006

DICHIARAZIONE DI APPARTENENZA ovvero MONITO ALLE GENERAZIONI

Rossastro, il coperchio di un'uggiosa notte nebulizzata, tappava la città tutt'intorno rendendola prigioniera di spesse coltri fumose. I tetti sembravano anelare al cielo, come le mani di prigionieri tese all'inutile ricerca di pizza ai peperoni. Le finestre illuminate in lontananza come una deflagrazione di freschezza in una bocca creata dal peccato comune. Rimasi degli niterminabili attimi a rimirare quel sudicio panorama, come peperoni mollemente rassegnati su di una pizza impastata con 3\4 di oscenità, sale, acqua e lascivia. L'atmosfera portava l'odore indegno dello smog, come quello di alcuni peperoni spiaccicati alla bellemmeglio su di una pizza di disgusto. Mi ero praticamente incantato a guardare come la linea dell'orizzonte, creata dalle estremità degli edifici in lontananza, mi ricordasse dei peperoni finemente tagliati e sparsi con perizia sulla pizza della vita. Ad ogni modo, la notte era al suo culmine e il mio lavoro doveva cominciare...uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur lordarsi l'anima, come fa un peperone cotto e riempito di peperoni su di una pizza metafisica, contornata di peperoni ontologici. Mi vestii con sistematica fretta, come un peperone intero su di una pizza tritata, uscii dalla porta di casa e cominciai a scendere le scale, come un peperone su di una pizza scende le scale dell'esistenza. Quando improvvisamente, all'altezza del terzo piano, un fatale dubbio mi colse, come un peperone tagliato alla juliéne su di una pizza impastata e cotta da un pizzaiolo che si chiama Juliéne, ma non lo dice a nessuno per paura di essere sbeffeggiato dai suoi stessi astanti, come un peperone verrebbe sbeffeggiato da una pizza, se essa venisse a sapere che il peperone si chiamasse "pizza ai peperoni tagliati alla juliéne da un pizzaiolo che si chiama Juliéne". Un quesito mi colse nei termini siguienti: "che forse è questo il mio ultimo giorno di vita?"...non mi risposi, come un peperone rimane muto, percosso ed attonito al nunzio della sua pizza, senza trasparire peperonee emozioni. Arrivai in strada quando mi assalì lo stupore...tutt'intorno fragranza di forno, l'asfalto, rosso e bianco, era incandescente e molle...allora capìi che era giunta la mia ora...mi sbucciai della mia trasparente pellicola, per non risultare eccessivamente indigesto, e mi adagiai rassegnato sul pavimento della mia fine, come un peperone si adagia sulla sua pizza della rassegnazione, rassegnato come un peperone sulla pizza ai peperoni. Questa mia storia sia di monito alle generazioni, come un peperone su di una pizza è monito che essa stessa porta il nome del suo condimento base, non dimenticatemi amici, poiché io sono il verbo, come un peperone su di una pizza.

mercoledì, settembre 06, 2006

Niente Resterà Impunito

Mi è sovente fatta richiesta epistolare, fra il maremagnum delle missive che quotidianamente affollano la mia capiente cassetta della posta, di commentare fatti di cronaca, attualità e minchiatelle di cotale fattezza. Come sempre replico a quanti mi avanzino tanta mira, di indossare il loro più bel paio di scarpe e con esse calciare il proprio deretano proiettandolo in una dimensione alternativa, ove tutto è design arredativo e le tendine si chiamano "giuspasìa". Alla luce, tuttavia, dell'ultimo increscioso accadimento cronachistico, drammatico quanto inconcepibilmente crudele, io, nella persona del capo redattore delle Aliane Edizioni, come docente titolare della cattedra di "letteratura che spacca un bel po' raga, ccioè vveramEnte" dell'università Faccheti-Mazzola di Trecatello-sul-Masnadino, come uomo e come sufflé di patate, non posso astenermi dal commentarlo, non senza una qual nota di amarezza nell'anima e una macchia di inchiostro sulla patta dei pantaloni. Ero in casa mia, a sudare sulle carte, per poterne fare le mie sudate carte, quando l'occhio mi è distrattamente caduto sul giornale del giorno, che, come ogni mattina, viene portato in casa dalla domestica, lasciato aperto sulla mia scrivania e regolarmente dimenticato su di essa, tanto che si è creata una pila di giornali vecchi da non veder di qual colore sia la scrivania stessa. Ora, con voracità ghepardesca ho letto l'articolo sul fatto tristamente noto che tutti abbiamo letto o carpito tramite etere o via web. Subito un certo disgusto per l'architettura new-age mi ha avvolo come una vampata di cerini, ma ben presto una sensazione di agghiacciante, prorompente angoscia si è fatta strada nel mio cervello, come un cavallo bianco che corre sul bagnasciuga pubblicizzando un bagnoschiuma dall'odore discutibile. Le mie prime parole furono "Devo assolutamente" seguite da "spegnere la vestaglia che va a fuoco", a seguito della vampata di cerini di cui sopra. Riflettendoci poi a lungo alcuni annosi quesiti mi hanno catturato, quesiti che tendo a girare a voi, miei lettori che tanto deprecate il marsala nel serbatoio dell'automobile. E'giusto, secondo voi, che bambini tanto piccoli possano girare con quegli oggetti addosso, senza che nessuno controlli o quantomeno denunzi alle autorità competenti il possesso o il consumo di tal merce? E a chi mi rispondesse affermativamente replicherei che tali sciagure nascono più per negligenza che per malafede. Il secondo quesito è sulla legittimità, da parte dei genitori, di installare sistemi operativi obsoleti sui propri zerbini, in modo tale che poi i loro figli ne vengano ispirati per dipingere quadri espressionisti sulle patologie duodenali...facile a dirsi quanto a solfeggiarsi, il terzo quesito riguarda le autorità preposte al controllo e all'imbarco di calndestini per la terra dei peli pubici, ovvero, per quanto ancora, dovremo, noi contribuenti, sottostare alla prepotenza di un'istituzione, in teoria proba ed encomiabile ma di fatto rozza ed incline a copule per via rettale? Fino a quando questi miei quesiti non saranno esaustivamente esauriti, non potremo mai evitare che tali sventure si abbattano sul nostro già martoriato popolo, sconvolgendone usi, costumi, abitudini e confini. E ancora, possiamo, noi, uomini della strada e docenti, atti a plasmare la socialità e la cultura tutta di questo popolo, ancora tacere sulla forma falloide della zucchina? La risposta la lascio ai miei colleghi, io ho la faraona con l'asfalto in forno e non vorrei mi si bruciasse, proprio oggi che ho ospiti.
A tutti i miei più anali saluti
Joe Capresis

martedì, marzo 07, 2006

ZEBRE

La nuova opera di Federico Pas-Connu si preannuncia come il pianto del neonato movimento post-rinascimentale. Riecheggiano ancora i versi delle sue passate stagioni, ma quella che a noi importa è la primavera di una nuova missione intellettuale che si confronta con un declino oramai improrogabile. I testi di Pas-Connu accompagnati dalle musiche composte e in parte suonate da Jack Cojopa degli Adharma valgono l’applauso, attirano le urla dei sostenitori e porgono la mano candida agli odiati benpensanti. Zebre richiama il concetto di passaggio pedonale e nel contempo illustra un avvenire di sottopassaggi.

WM: Prima di arrivare al punto vorrei che tu mi parlassi delle tue fonti, delle risorse, delle radici alle quali ti sei aggrappato per concepire la tua nuova opera.
FPC: Eh no! io desidero, anzi mi impongo, di partire immediatamente dal concetto. Il popolo è stanco di radici, monumenti alla memoria, lavoro interinale, corto metraggi del giovine impiegato in azienda: egli vuole il succo. Di cosa ti dovrei parlare? Dei film della Comencini? Delle partite della Juventus? Cazzo, no! E allora ritorniamo a parlare nei caffé, mo’ sciai che Vito glielhascbattuttotuttodentro a quella fighetta dell’Alessciandra, mo’ sci! L’Alessciandra, la scignorina Sciuzzi! Hah Hah Hah Hah.
WM: Il piacere di essere imbianchino, l’essere alle dipendenze di un parvenu come Stecconi e poi la gloria, il riconoscimento. E finalmente il lento naufragare delle ambizioni. Ultimamente in un’intervista al Corriere della Sera hai proferito indimenticabili espressioni di coscienza di classe. FPC: Esatto, è proprio di questo che amo trattare: il piacere di essere imbianchino. Ho trascorso momenti indimenticabili con Makal Lakam e Prepuzio Sprangaferri a dare giù di bianco su pareti destinate ai ricchi borghesi, i quali ricevono inviti a manifestazioni artistiche che non sono altro a parte occasioni di mondanità. Un’esperienza elettrizzante, ad-dio-cane!
WM: Lei è cambiato provando a dimenticare, a sorpassare un periodo che probabilmente custodirà come il migliore della sua vita. Rimpiange forse “il lento incedere del monotono mormorio che subitaneamente scoppiava in un orgasmo iridescente di nauseabondi sospiri?”
FPC: Capita spesso che attraversando sulle strisce pedonali, con un gesto della mano, si ringrazi l’automobilista che ci ha permesso il passaggio. È possibile che questo possa ancora succedere? Ma scusa, in che anno siamo? Voglio dire, è un nostro diritto. L’automobilista deve lasciarci attraversare la strada. Perché qualcuno pretende di avere maggiore potere rispetto a noi pedoni? E come mai è possibile che quando un nostro diritto viene rispettato noi ci inchiniamo ringraziando colui che reputiamo superiore? Questo non può capitare. I nostri diritti devono essere rispettati. Gli intellettuali si accingono a trovare il metodo di combattere tale concetto, sostenendo ad esempio che il pedone potrebbe approfittarsene, magari arrestandosi a metà del passaggio pedonale e impegnandosi in una serie di flessioni. Ma io dico: noi dobbiamo attraversare la strada e questo non deve esserci permesso, deve esserci riconosciuto. Se qualcuno dovesse impedircelo noi lotteremo. Se non saremo in possesso delle chiavi, noi forzeremo la porta.
WM: Capisco. E come intende agire? Quale la via per recuperare il potere, come vagabondare da una vittoria all’altra senza franare in un baratro di compromessi mortali alla purezza dell’idea?
FPC: Chi viene ai miei concerti solitamente dice di odiare i militari, la chiesa, i politici, i tribunali, i capi aziendali, l’Unione Europea, gli ordini precostituiti in genere. D’altra parte adorano gli intellettuali e gli operai. Credo che la soluzione sarebbe, data la nostra millantata bontà, di diventare quei militari, quei politici, quegli avvocati, gestire la magistratura, gestire la difesa del popolo, gestire l’economia. Potremmo essere noi, tanto buoni, al potere. Gli stessi mi dicono: “ma sciai che sce vuoi diventare politico devisciaperlametterenelculoatutti, dio ‘bo”. Allora ciò significa che non esiste potere giusto e che evidentemente la maggior parte del popolo vuole che tutto continui alla stessa maniera. E se mai l’intellettuale che critica avesse il potere ne approfitterebbe proprio come chi ora è da lui criticato. Se è così allora non lamentiamoci più. Io me ne parto con la mia piccola Peppa per l’isola di Lesvos come già sovente le ho promesso.
WM: Può l’artista prendere il potere ? o come Mimmo Balestra ha di recente sbraitato in una conferenza “per quanto mi riguarda, l’artista può prendersela nel culo”. (ndr.:la conferenza in questione è Arte ed Impegno Politico promossa dal Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles Pialuisa Di Bianco)
FPC: Bisogna saper ponderare, riuscire ad estromettersi dal crogiuolo di rimembranze dannose che spesso si assaggia per non sentirsi conformista. È necessario attraversare il passaggio pedonale senza il timore della propria incolumità, non abusando del potere riconosciuto e soprattutto senza attendere che gli studiosi costruiscano dei sottopassaggi.

Willie Mays

mercoledì, febbraio 22, 2006

Questioni burocratiche in sede ministeriale

Cara Pamela,
per quanto riguarda la risposta ai curriculum: quale tipo di motivazione debbo dare per il rifiuto di poveri onesti lavoratori che non ricevono inviti e biglietti omaggio alle nostre manifestazioni impregnate di mondanità?
Grazie
A dopo
Mauro

Per i poveri onesti lavoratori, ringrazia che gli rispondiamo visto che la maggior parte delle istituzioni o/e uffici neanche rispondono.
Non bisogna inventarsi una motivazione, ma dire la verità e cioé che al momento non c'é possibilità di inserimento, che ringraziamo per averci inviato la candidatura e che auguraimo tutto il successo possibile. Ti chiedo però di scrivere queste tre cose in una maniera formale e gentile.
Grazie
Pamela



Gentile Signore/a X

ci dispiace dover deludere le sue aspettative, ma al momento nella nostra sede non esiste possibilità di inserimento.
Pertanto la ringraziamo di averci inviato la sua candidatura e le auguriamo vivamente un ottimo proseguimento, e che il suo ipotetico successo non riguardi solo l’ambito professionale.

Colgo l’occasione per rivolgerle i miei cordiali saluti.


Segreteria Istituto Italiano di Cultura – Bruxelles
Mauro Striano



Mauro,

abbi pazienza ma dobbiamo fare un pò di ripetizione di formalità.

Prima di tutto si apre ringraziando per l'invio della candidatura in data e si riporta la data dell'invio.

Poi si passa a stroncare le aspettative con frase tipo quella che hai riprotato: ci dispiace informarla che non c'é possibilità di inserimento etc. etc.

Chiusura: la tua Mauro é un pò troppo fantasiosa e un pò crudele quando parli di ipotetico successo. Se non ti piace usa un altro sinonimo.

Tipo: Augurandole ................, porgo i più cordiali saluti.

Oppure: Se sarà ancora interessato/a, può riproporre la sua candidatura il prossimo autunno e con l'occasione porgo cordiali saluti.

O un mix tra le due!!!

Prova a buttarne giù un'latra, ok!!!

Grazie
Pmay

Pamela TizzaniSegreteria Eventi CulturaliIstituto Italiano di CulturaRue de Livourne, 381000 BruxellesTel. 0032 (0)2 5332720Fax 0032 (0)2 5346292info@iicbruxelles.behttp://www.iicbruxelles.be/