Gli scrittori si amano e adorano ancor più non esplicitare tale passione, rimanere appartati, scovare il luogo più oscuro dove conservare la propria superbia elegantemente celata in una religiosa assenza di autostima. Il critico li ferisce con ferocia dimenticandosi che la modestia può aiutare nei primi momenti l’approccio al genere femminile.
Joe Capresis si ama: egli è uno scrittore. Lui per l’approccio al genere femminile preferisce l’uso della lingua tedesca, soprattutto se ad una qualsiasi festa incontra Mimmo Balestra il quale, pur essendo o forse proprio perché lo è, al di fuori della lucidità mentale sbandierata da Piero Ottone in Vizi e Virtù sul Venerdì di Repubblica, riesce a parlare così male il tedesco da rimediare un rapporto sessuale con l’85% delle donne (sondaggio effettuato dalla Nexus su un campione di 1000 donne tra i 16 e i 78 anni).
Le donne che si credono intellettuali preferiscono Joe Capresis e questo lui lo sa, ma non c’è molto da aggiungere, poiché lui parla tedesco. Ci fu un tempo in cui Piero Ottone detestava il telefono portatile e riusciva in ogni articolo della sua rubrica a scriverne. Poi un qualsiasi suo familiare gli diede in dono un telefonino e lui cambiò d’avviso trovando nell’innovazione tecnologica i motivi a favore.
Quando aprii la porta a Joe molte voci mi vennero contro, ostili alla sua complessità e all’uso fuorviante di neologismi. Gli stessi critici ora lo apprezzano e tessono un intricato e impermeabile vestito di lodi nei suoi confronti.
Si è detto che Joe Capresis e Mimmo Balestra non si stimino, addirittura che la loro relazione fondata sulla competizione sessuale sia intrisa di disprezzo reciproco. Panebianco sull’argomento ha scritto un saggio dal titolo: “Relazioni controverse: la tortura come mezzo di risoluzione?” al quale Sofri ha risposto “prima dovremmo chiedere alle persone direttamente coinvolte”. Mimmo Balestra ha alzato la voce in un dibattito, sbraitando ad una riunione della Cisl e Uil: “La mia vita si è spenta in una notte di pioggia torrenziale. Una pioggia totale, alla Ridley Scott! Che accomuna nel suo precipitare i vicoli e le cantine, la mia stalla e i night club, conferendo ai preservativi addormentati, agli spacciatori in divieto di sosta, ai carrelli del Lidl e ai cani abbandonati, ai cellophane gocciolanti, un sentimento universale d’irrilevanza e d’oblio”.
Joe Capresis non ha ritenuto opportuno prendere parte al confronto. Ma forse la sua opinione deve essere individuata nella sua ultima pubblicazione, nelle settantadue pagine (il numero è in onore al quoziente intellettivo di Vittorio Feltri) dei suoi racconti tra i quali spicca “Il dilemma del prigioniero”. Parole pregne di segregazionismo e odio della classe proletaria, di mistico andirivieni delle espressioni non accettate dalla correzione ortografica di Word non perché sbagliate ma poiché logore e abusate.
Per contro la raccolta di poesie di Balestra “Movimenti Bancari” racchiude l’ideologia marcata dall’uso di Powerpoint e di anglofobia eccentrica e inopportuna.
“Un’altra sfida la quale dipenderà dall’accoglienza che ci riserverete”
Willie Mays
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