giovedì, ottobre 05, 2006

Mauro Martini va in città

Mantenere sempre una parvenza di lucidità, di Mauro Martini, Cisl e Uil edizioni, 94 pp.

L’opera prima di Martini. La giovane penna, il piromane dell’inchiostro, il lucido esempio di una vita priva (privata, sguarnita) di maltrattamenti domestici, propose il romanzo (romanzo breve? novella?) a diverse case editrici, le quali troppo impegnate a leggere saggi di Angelo Panebianco sulla tortura come mezzo per ristabilire l’equilibrio erotico dell’Occidente (occidentale, cristiano, amico) rifiutarono l’opera. Il seguito è facilmente intuibile (comprensibile, intelligibile) conoscendo la storia della casa editrice che ha pubblicato questo simpatico e privo di malizie inno alla gioia (ricordate quando Mimmo Balestra incontrò il sindaco Cofferati a Palazzo di Re Enzo e del Podestà sbandierando una bandiera della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori e cantando a gran voce “Cisl e Uil, Cisl e Uil, noi vogliamo, noi vogliamo, noi vogliamo Cisl e Uil” ?).

Martini narra in seconda persona (tu sei, tu fai, tu dici) come se fosse in prima persona: ossia l’autore si analizza, si consiglia, si parla (il giovane è eccentrico, originale, amorevole nella sua ingenuità). La trama è poco importante, incentrata come è sui sentimenti (ricordate quando Prepuzio Sprangaferri sbraitava dalla finestra che si affacciava su Via Santa Caterina e annunciava che Muccino era morto?), sul passaggio da uno stato A ad uno stato B (A → B). E la questione si ripropone in più momenti: la vita dello studente è una vita o il prolungamento di uno stato di ebbrezza sionista destinata a lasciare spazio ad un nuovo stato (il B appunto)? Lampi di lotta anticapitalista, fulmini madidi di espressioni colonial rock, lacrime e sangue di imperturbabili movimenti sessuali: questo è ciò che ci meritiamo (diceva Makal nel documentario di Mario Sghittone “Colori e meraviglie dell’eruzione Vesuviana”).

Pareri (commenti, critiche). Natalia Aspesi ha detto: “In un romanzo filosofico eseguito con virtù, l’autore guarda con gli occhi e la bontà di uno studente l’uomo che sarebbe potuto diventare”. Angelo Panebianco: “Mauro Martini ha scritto uno dei suoi migliori romanzi nonché l’unico, uno dei più puri, dei più rischiosi, dei più beckettiani anche”. Il commesso della libreria, (luogo in cui si comprano i libri) piccolo rifiuto intellettuale della facoltà di Lettere e Filosofia, ha specificato che trovava Martini “un po’ troppo compiacente”.

Ebbene sì: io credo (ritengo, penso).

Giulio Grazi

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