venerdì, settembre 23, 2005

MELANOMA ovvero SIEGFRIED E' UN CRETINO

Proseguendo nel nostro excursus alla scoperta della letteratura più significativa dell'aperitivo a base di noci del baltico, vorrei oggi proporvi un passo da una delle mie opere preferite: il Sarchìope Nano di Offrido deNanziamendos. Autore svedese di madre e unno di padre, dalle origini sconosciute, la cui nascita è databile fra il secondo e il diciottesimo secolo, si è occupato in vita quasi esclusivamente di filologia, tesa al recupero della perduta cultura del cotone idrofobo. Di lui infatti ci sono rimaste solo opere inerenti il tema dell sfruttamento dei terreni per la produzione intensiva e un alone di sudore sul suo divano di casa, eccezion fatta per la suddetta opera, peraltro pervenutaci in condizioni precarie e mancante di alcune parti, o perlomeno con dei difetti di sceneggiatura aberranti. L'opera chiaramente ispirata all'epos cavalleresco del '500, è oggi ritenuta di importanza vitale, se non altro per la sua opera di riequilibro dell'ascisso asse del supporto che la cultura universitaria degli ultimi anni preferisce usufruire nel momento fisico dell'atto dell'autoistruzione (fa spessore sotto la gamba del mio tavolo che balla). La trama si intreccia attorno ad un traliccio ormai collaudato, secondo la teorizzazione del semiologo Ruperti, ordinario al dipartimento di Astro-retaggi indiani presso l'università del Patracco a Patrasso in Grecia. La storia infatti ci parla del cavaliere per antonomasia, chiamato Antono Masia, che per liberare la principessa Garrotaggio, deve superare le 13 fatidiche prove che già Tersite, di omerica memoria, aveva dovuto superare nell'opera postuma del cieco cantore: "Come lavare la macchina di mercoledì"(aliane edizioni 1992). Superate le prove il cavaliere scopre che la principessa Garrotaggio è in realtà un distributore automatico di trasformatori a corrente alternata a 22,7 Volts e, preso dall'ira per l'onta subita, si dedica alla piallatura a freddo delle semi-ante degli armadi a muro. Purificato dall'esperienza compra alcune azioni delle Cereali Riuniti e fonda una squadra di Palla-Citofono, ma, venendo a conoscenza della corruzione che aleggia negli ambienti della Federazione Gioco Palla-Citofono(FGPC) si ritira a vita monastica per morire nel cesto della biancheria sporca declamando poesie di autori Bengalesi nani. Insomma un classico, ma la forza della sua poetica riesce a farci annusare perfettamente l'odore delle sue scarpe e permette ai più preparati di scaldare i propri panini nel suo forno a microonde. Proponiamo qui di seguito, dunque, la scena più pregnante per significati e con meno errori di grammatica.

[...]

E stette fiutando l'aere che, già della Gennarica frescura, gli lambiva i polpacci e mordeva di fredda morsa l'apice dei suoi auricoli già algidi di lungo tempo. Scorgendo sull'altura della petrosa rupe un'opercolo, domandossi quale che fosse l'estremo difensonre della Sambenedettese, sine replica ottenere e cupo nello sconcerto e nel limbico dubbio stette. Ancor l'astro di lassù non si era levato, ma già la fatal immago del tranquillo mare coricavasi nel freddo giaciglio montano, ove solo l'occhio supremo la può raggiugnere. "Che forse in tal frangente io abbia a compiacermi delle mie ragadi o che possa io sostener lo sguardo di colei che da tempo immemore regge la mia anima, il mio cuore e a cui intestai il mio numero di fax?"pensò Antono. Percorse i cubiti che il separavan dalla sua agognata meta con le bocce e, palesandosi a lei in tutto il suo viril fulgore, la guardò come solo il cuore di chi ama o di chi soffre di un numero ingente di diottrìe, può permettere a sé. "O mia nutrice di sospiri, dispensatrice di batticuore, levati che io possa mirar il tuo solare viso, la tua candida innocenza et le tue procaci puppe dai grossi e turgidi capezzoloni..."esclamò senza risposta sortire. Tacque il cielo attorno a loro. Sconcerto pervase il prode cavalier che, venendosene da plurime quanto insoverchiabili fatiche, sentiva un incipiente orbitare dei suoi virili attributi. "Che forse la mia fortitudine, il mio onore et virtute non sono bastevoli per una pulzella qual voi siete?" rincalzò il paladino con un moto centrifugo dei suoi lombi, vistosamente ingrossandi. "Che devo forse persuadervi oltre, dopo aver affrontato tali e tante perizie per conquistar la vostra preziosa trilate, di pitagorica teoresi e tutta cosparsa di morbido e nero villo?" Ancora il fatal risuono della ghermitrice suprema permeò la loro distanza col suo rombante silenzio, eccezion fatta per un vago sentor d'elica prodotto dagli ammenicoli dell'eroe che forti roteavano nell'immensità dei suoi calzoni. E si mosse per carpire la di lei mano e farla sua con forte volontate, almeno per una rapida qual fugace soddisfazione a riparo del tempo impiegato. Un momento e poi, la sorpresa lo colse nel constatar che la sua speme delusa stava bruciandogli il già sconquassato scroto. La sua bella era, nei fatti, un volgare foriere di trasformatori! Ed egli rimase attonito e muto nei seguenti termini "Che mai sorte io danno ti arrecassi, acché tu tale sventura producessi nei miei vissuti. Di tanto periglio mi feci beffa e nulla poté piegare il mio coraggio, eccezion fatta per quel travestito su via Saragozza, ed ora la moneta con cui sono oblato, altro non è che la beffa di un sarcastico riscontro alla realtà ancor più sardonica che mala volge a me i suoi occhi carichi di malevolenza! Suide sia la meritrice che con tanta baldanza fa commercio del suo non più giovane e tonico corpo a soldati di ventura che già hanno tradito il loro signore, si dedichi a pratiche turpi e contro natura chi si prese l'ardire di giocarmi tanto tiro, maledetto sia il batacchio mediante cui minzione è fatta aspergendo i più deserti campi a passo tardo et lento con scrollata finale e maledetta sia la penuria di danaro e cibo presso le popolazioni delle pianure, porcaccia puttanaccia" diss'egli e così si dipartì fra gli improperi. "Possa il mio cuor d'ora innanzi, farsi carico solamente della piallatura" e immoto nel suo duolo, stette.

(Aliane Edizioni, 2003)

martedì, settembre 13, 2005

ECLISSI DI SE'

Nuova Teoria del sé

Il saggio indica la luna mentre lo stolto guarda solo il dito...ma esiste una terza variante che trovo senza dubbio molto più pregnante e adatta all'uomo contemporaneo immerso nella Lebenswelt a sei cilindri e con una Weltanschauung a trazione anteriore. La soluzione mi è stata ispirata da una mia collega che insegna Mersenne il Trombettista all'università del Penchioristann, il cane Dilna. In effetti nessuno ancora è riuscito a centrare il punto nevralgico della cefalea cosmica universale teorizzata già nel 1925 dal prof Cadmio Cesterei, quando avvicinò la scienza medica al gelato semifreddo all'asfalto. Il cane, dicevo dunque, annusa il dito. Ecco il perno su cui si ruota la materia suddetta, non più un semplice sguardo univoco, ma un'interazione plenaria fra il discente e il dittatore, quasi a significare una nuova personificazione del vuoto pelagico instruente e un sipario di peli perifrastrici obnubilati nel pleonasmo tatarangometrico. Di contro solo una visione bidimensionale della "vita nel mondo" può ridurre un'interazione umana quale quella dell'indicare qualcosa di tondo e luminoso, ad una semplice scelta di campo, a meno che non si parli del semaforo rosso, ed è l'atto di annusare che ci permette di entrare nel mondo da uomini-che-vivono e non soggetti all'aumento ISTAT. Faccio rimando per la sovraccitata teoria al mio imminente lavoro "pulci e zecche come interpretazione maieuticamente cosmica". Ciò fatto vi saluto
Joe Capresis