La nuova opera di Federico Pas-Connu si preannuncia come il pianto del neonato movimento post-rinascimentale. Riecheggiano ancora i versi delle sue passate stagioni, ma quella che a noi importa è la primavera di una nuova missione intellettuale che si confronta con un declino oramai improrogabile. I testi di Pas-Connu accompagnati dalle musiche composte e in parte suonate da Jack Cojopa degli Adharma valgono l’applauso, attirano le urla dei sostenitori e porgono la mano candida agli odiati benpensanti. Zebre richiama il concetto di passaggio pedonale e nel contempo illustra un avvenire di sottopassaggi.
WM: Prima di arrivare al punto vorrei che tu mi parlassi delle tue fonti, delle risorse, delle radici alle quali ti sei aggrappato per concepire la tua nuova opera.
FPC: Eh no! io desidero, anzi mi impongo, di partire immediatamente dal concetto. Il popolo è stanco di radici, monumenti alla memoria, lavoro interinale, corto metraggi del giovine impiegato in azienda: egli vuole il succo. Di cosa ti dovrei parlare? Dei film della Comencini? Delle partite della Juventus? Cazzo, no! E allora ritorniamo a parlare nei caffé, mo’ sciai che Vito glielhascbattuttotuttodentro a quella fighetta dell’Alessciandra, mo’ sci! L’Alessciandra, la scignorina Sciuzzi! Hah Hah Hah Hah.
WM: Il piacere di essere imbianchino, l’essere alle dipendenze di un parvenu come Stecconi e poi la gloria, il riconoscimento. E finalmente il lento naufragare delle ambizioni. Ultimamente in un’intervista al Corriere della Sera hai proferito indimenticabili espressioni di coscienza di classe. FPC: Esatto, è proprio di questo che amo trattare: il piacere di essere imbianchino. Ho trascorso momenti indimenticabili con Makal Lakam e Prepuzio Sprangaferri a dare giù di bianco su pareti destinate ai ricchi borghesi, i quali ricevono inviti a manifestazioni artistiche che non sono altro a parte occasioni di mondanità. Un’esperienza elettrizzante, ad-dio-cane!
WM: Lei è cambiato provando a dimenticare, a sorpassare un periodo che probabilmente custodirà come il migliore della sua vita. Rimpiange forse “il lento incedere del monotono mormorio che subitaneamente scoppiava in un orgasmo iridescente di nauseabondi sospiri?”
FPC: Capita spesso che attraversando sulle strisce pedonali, con un gesto della mano, si ringrazi l’automobilista che ci ha permesso il passaggio. È possibile che questo possa ancora succedere? Ma scusa, in che anno siamo? Voglio dire, è un nostro diritto. L’automobilista deve lasciarci attraversare la strada. Perché qualcuno pretende di avere maggiore potere rispetto a noi pedoni? E come mai è possibile che quando un nostro diritto viene rispettato noi ci inchiniamo ringraziando colui che reputiamo superiore? Questo non può capitare. I nostri diritti devono essere rispettati. Gli intellettuali si accingono a trovare il metodo di combattere tale concetto, sostenendo ad esempio che il pedone potrebbe approfittarsene, magari arrestandosi a metà del passaggio pedonale e impegnandosi in una serie di flessioni. Ma io dico: noi dobbiamo attraversare la strada e questo non deve esserci permesso, deve esserci riconosciuto. Se qualcuno dovesse impedircelo noi lotteremo. Se non saremo in possesso delle chiavi, noi forzeremo la porta.
WM: Capisco. E come intende agire? Quale la via per recuperare il potere, come vagabondare da una vittoria all’altra senza franare in un baratro di compromessi mortali alla purezza dell’idea?
FPC: Chi viene ai miei concerti solitamente dice di odiare i militari, la chiesa, i politici, i tribunali, i capi aziendali, l’Unione Europea, gli ordini precostituiti in genere. D’altra parte adorano gli intellettuali e gli operai. Credo che la soluzione sarebbe, data la nostra millantata bontà, di diventare quei militari, quei politici, quegli avvocati, gestire la magistratura, gestire la difesa del popolo, gestire l’economia. Potremmo essere noi, tanto buoni, al potere. Gli stessi mi dicono: “ma sciai che sce vuoi diventare politico devisciaperlametterenelculoatutti, dio ‘bo”. Allora ciò significa che non esiste potere giusto e che evidentemente la maggior parte del popolo vuole che tutto continui alla stessa maniera. E se mai l’intellettuale che critica avesse il potere ne approfitterebbe proprio come chi ora è da lui criticato. Se è così allora non lamentiamoci più. Io me ne parto con la mia piccola Peppa per l’isola di Lesvos come già sovente le ho promesso.
WM: Può l’artista prendere il potere ? o come Mimmo Balestra ha di recente sbraitato in una conferenza “per quanto mi riguarda, l’artista può prendersela nel culo”. (ndr.:la conferenza in questione è Arte ed Impegno Politico promossa dal Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles Pialuisa Di Bianco)
FPC: Bisogna saper ponderare, riuscire ad estromettersi dal crogiuolo di rimembranze dannose che spesso si assaggia per non sentirsi conformista. È necessario attraversare il passaggio pedonale senza il timore della propria incolumità, non abusando del potere riconosciuto e soprattutto senza attendere che gli studiosi costruiscano dei sottopassaggi.
Willie Mays
Nessun commento:
Posta un commento