giovedì, marzo 31, 2005

Prurito alla testa, difficoltà nel passare sotto le porte e libertà.

Quanto è inutile chiudersi nell’ossessione del perché? Spesso la ricerca della cagione assoluta sovrasta la relatività delle nostre opinioni e dimentichiamo le condizioni che ci portano a perseguire una particolare possibilità. Ognuno di noi tende a crearsi un personaggio con il quale poter parlare, un substrato di convinzioni tese a forgiare chi non siamo realmente. Succede allora che si mancano le promesse espresse con eccessivo ardore e sicurezza dei propri mezzi, il risultato è la caduta fragile di convenzioni, è il grido fulgido e straziante al suon della campana mortuaria.
Nel mio personaggio esiste il desiderio di rispettare la libertà altrui e ciò è, chiaramente, un implicito pretesto per possedere quantomeno me stesso. D’Itù dunque non ne abbiamo più parlato. Non per indifferenza, anzi: perché questa è secondo me una delle prerogative alla base dell’amore per la libertà. Lakam, contrario alla mia linea, mi pone spesso di fronte ad un problema: “E se la persona da te amata scegliesse una strada ritenuta maligna, se per esempio Dilna continuasse ad annebbiarsi la mente ingerendo, dopo aver sniffato, le feci d’altri cani? Tu continueresti a garantire la libertà di scelta? Non pensi che l’amato debba essere preservato dal male e educato ad apprezzare la felicità?” Io credo che il male debba essere vissuto, ritengo necessario il passaggio attraverso il Cuore di Tenebra (di cui a Dilna ho consigliato la lettura oltre a La Fattoria degli Animali e Cuore di Cane senza naturalmente scordare le poesie giovanili di Colin Mac Rae).
Itù ha deciso di scriverci o si tratta solo di un falso comunicato? Io lascio i commenti a voi, nostri superbi e feticisti lettori.

Willie Mays e compagni,
Rifletto sulle possibili conseguenze, non ragiono mai in base alle necessità momentanee, non mi abbondo al frivolo desiderio. Penso alle opportunità, e dopo essermi torturato durante strenui monologhi mi arrendo all’opzione maggiormente desiderabile, quella che senza pietà mi asfissierà in un mare di dilemmi.
Se solo potessi filmare ciò che il mio intelletto proietta, allora sì che sarei soddisfatto. Ma tutto mi è parso improvvisamente privo di significato. Incontrare la mia squadra era divenuta piuttosto un'abitudine che uno sfogo creativo. Realizzavo il nostro ruolo di perdenti ostinati a celare le proprie sconfitte parlandone con orgoglio, uomini in cerca di compagnia per rimandare l’ennesima volta la vergogna causata dalla propria inettitudine. La mia partenza è stata causata da un periodo di serenità in cui la vista è risultata nitida e le esposizioni reali.
Quando smetterò di illudermi positivo, mi siederò nuovamente al vostro tavolo nell’attesa che qualcuno si alzi per inseguire qualcosa di meglio da fare.
Itù

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