martedì, aprile 12, 2005

PER CORTESIA BUSSARE (E COMUNQUE NON CI SONO)…

PER CORTESIA BUSSARE (E COMUNQUE NON CI SONO)…

Scritto e diretto da Mimmo Balestra, con Sebastiano Pervenni e Anika Spatole. Tratto dal romanzo di Prepuzio Sprangaferri “Ci ritrovammo assolti dai Papa Boys! Un vero disastro.”

“Credevo di voler scrivere un romanzo, ma mi si è posto dinnanzi il problema del rischio, il pericolo dello stile, la formosa rabbia di scrittori dimenticati che solevano incastrare i vocaboli in maniera costruttiva. Al terminar dei miei giorni m’incantavo melanconicamente avvolto da luci soffuse, morbidamente erotiche e coadiuvate da un ripetersi di due battute tratte da un disco di Bahamadia”. –Colin Mac Rae.

Vi chiedo se questo spazio esile, necessario quanto superfluo (dipende dai punti di vista), avvinghiato ad una verginità (genuinamente) flessibile e (perlomeno/perlopiù) quantificabile, può rimembrarvi in un qualsivoglia modo uno sforzo pirotecnico per porre fine ad una società iconoclasta e perversamente controversa. Io non oso rispondere, non desidero prendere le parti di un modo di vedere (di sentire/capire) ostile nei confronti dell’altro [vi ricorda qualcosa Federico Pas-Connu nella sua celebre canzone/riflessione “Il giorno di maggio fu saggio", quando da buon profeta sussurra “Mi precipitai in quel dolce ricordo/ il mondo pareva che fosse risorto/ In quel lugubre (tenebre) giorno di maggio/ fu breve la voce del giovane saggio”] quando il prossimo (evidentemente) non esiste. Invero, la proiezione del mio ego accovacciato nello stanzino, temerario e prono a pigiare il naso su un cuscino, mi permette di rovesciare la visione del lungometraggio attraverso un flashback (un viaggio a ritroso, un riproporre fatti già avvenuti, impressioni del tempo che fugge) e mi dimostra la possibilità di rivivere i retroscena del periodo trascorso da Pier Silvio Stecconi (il protagonista, interpretato da Sebastiano Pervenni) in Guatemala tramite una soggettiva (inquadratura che rappresenta ciò che l’attore vede nel film) dell’autobus che parte in ritardo (ma non abbastanza per non essere perduto). Per sempre.

Alcuni momenti di sfogo. Brevi sussulti d’ironia. Leziose (ma mai enfatiche) strategie culinarie. Il tutto orchestrato sapientemente. Il ragazzo è abile, insomma.

Ma come mai tanto aceto di mele infuso nella salamoia, per quale ragione una così ampia gamma di programmi incompiuti/ equazioni di secondo grado irrisolte? Basta una formula. Lucidità grammaticale. Chiedete ad Erri De Luca (lui ne sa qualcosa).

Immagini spezzate (proprio come i nostri amabili intellettuali contemporanei dolorosamente/ abilmente fanno dividendo e chiosando qua e là il soggetto dal predicato/ la madre dal primogenito) segno del cambiamento/della transizione che la nostra società vive. Un riflesso dell’insaziabilità coniugale, della poligamia imperante (e peraltro mai domata da qualsiasi chiesa o ideale) Parentesi (un inciso, un’espressione sobillatrice d’altri rimandi, una voce in più) appena accennata di proteste che esautorano il libero arbitrio dal ruolo di custode immaginifico delle linde lenzuola sulle quali la misera/priva d’energie cagnetta (colei che il protagonista deve salvare dal gesto folle di un ignaro piromane) decretava feci.

Titoli di coda (ma niente luci, per favore). Ecco un’altra opera di messère Mimmo Balestra.

Giulio Grazi.

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