giovedì, ottobre 20, 2005

I got my mind made up.

Ronald: “I got a problem”
Jack: “Hey man, what’s wrong with you, what the f…"
Ronald: “I really got a problem”
Jack: “What the fuck is wrong with you, boy?”
Ronald: “You see that? Dont’ya?...This is my muthaphukin’ disc reader, disc writer. And this fuckin’ reader - writer asshole just doesn’t want to open. He doesn’t open anymore. He’s fucked. And you, little muthafuckin’ asshole, little fuckin’ employee of the United States of Asus, little bitch of The Global Service Member of the magnificent United States of Asus, has to show me why my fuckin’ disc reader – writer cocksucker doesn’t fuckin’ open anymore! And you better show it to me fast if you don’t want your asshole fucked by my mothafuckin’ gun, till the trigger is going click!"
Jack: “Do you know Althusser?”
Ronald: “Althus…what”
Jack: “Althusser. Do you know Althusser, a muthafuckin’ marxist, Ronnie”
Ronald: “No, I Don’t know him and I don’t give a fuck. I just want you to set me up my muthafuckin’ disc writer”
Jack: “Althusser, Ronnie”
Ronald: “You see, Jack, I’m just a fucking mini co co of the fucking Mel Bookstore library, man and I don’t give a fuck about who you are and who the fuck is this, this fucking’ Althusser cock sucker. Is that a software?”
Jack: “I see. You see, when I was a child I remember my father used to tell me: Every man has the balls to make a children, but a real man has to grow him. And, what the fuck, I was so confused. But now that I read Althusser my mind is ok. You know what I mean? O fuckin’ K. I used to read Popper, Lorenz, and other bullshit like this. But now I read Althusser and every fucking things seems simple. I know what is the left and I know what is not. Don’t ya see? I got the masterplan, man. And I must thank you, Ronnie, because you, a fucking’ mini co co has stolen this fucking Althusser’s book. Not a professor cock sucker, not an intellectual piece of shit. You, man, has stolen this book. It is because of you that I got the knowledge. And I really want to thank you.”
Ronald: “Oh man, I’m so sorry. I was just a little bit afraid. Forgive me, Jack, I love ya”
Jack: “I love you too, Ronnie guy”.

Tratto da “I got my mind made up” di Stan Micheally, Mimmo Balestra e Margiz Ferriskami. Il dialogo si svolge tra Ronald, studente universitario Mini Co.Co., e Jack, call center della ditta Asus improvvisatosi tecnico informatico, al quale Ronald chiede aiuto poiché la porta cd del suo computer non si apre. Fa parte del primo dei tre medio - metraggi, quello del giovane astro nascente Stan Micheally , che partecipa all’esperimento condotto dai tre registi: un film che accomuna speranze, profumi, culture.

Il film è un viaggio nei reconditi meandri intrisi di rosso porpora, gocce di ginepro, lastre di ceramica; è un percorso che conduce lo spettatore alla masturbazione intellettuale; pare un brusio di tram: in realtà si manifesterà come uno stridio di cingolati. Tre storie in un’unica anima candida di squallidi periodi grammaticali spiaccicati come insetti da fortunatissimi audiovisivi: che hanno studiato, ahimé, bisogna riconoscerlo.
“Gente perbene, mi rivolgo a voi; miei abili avvocati, aiutateci; professore di altri tempi, sia buono: non abbiamo fatto niente di male.” Sghignazza Mimmo Balestra, più loquace e ubriaco del solito, durante la conferenza stampa. E quando siamo andati a domandare a Margiz Ferriskami che cosa avrebbero fatto di male i tre autori di “I got my mind made up” lei sembra concludere il discorso del maestro genovese: “Nulla. Tranne l’aver ricercato, senza false trame, la sublime quotidianità che possa permetterci di andare a fondo a proposito dell’esistenza di Ouìlì e Wolof e ci accompagni all’unione spirituale con la Sacra Vache.”
Io non intendo immaginare come reagiranno le flotte di audiovisivi, sparse nel mondo come carri armati del Risiko, all’incontro con il capolavoro firmato dai tre simboli di un genio effervescente e paranoico, metodico e subliminale, sporadico ma spirituale.

Willie Mays

1 commento:

Anonimo ha detto...

"I got my mind made up" è un film per i critici. Nei salotti bene già non si parla d’altro. Ciò che più fa sbulaccare è il mediometraggio della, a parer mio, fasulla giovane promessa Stan Micheally. Gli intellettuali si dividono. E tutti leggono Althusser. Quello che si domandano è “Quale cd è rimasto irrimediabilmente incastrato nel computer?”, pensando che solo la risposta a questo quesito permetterà di afferrare l’essenza del film. Il grande pubblico semplicemente si chiede che fine abbia fatto il cd. Preoccupato della sorte del suo eroe, ha bisogno di sapere se Ronnie ha risolto il suo problema. Si domanda quanto davvero Jack gli sia grato, se l’unica cosa che sa fare è ignorare il dramma dell’amico. I critici rispondono alla massa di leggere Althusser. “Solo lo stolto che non ha mai letto Althusser si pone certe domande idiote. Ergo è sorte dell’ignorante preoccuparsi della porta cd del computer di Ronnie”, gridano a grande unanime voce. Mio zio, che è uomo pratico, ha aspettato con rispetto la fine dei titoli di coda per commentare il film con un sonoro rutto. E, a proposito del dialogo in questione, dandosi una grattatina alle palle ha suggellato “Non capirò mai perché bisogna sempre sparare un’infinità di stronzate per scoparsi qualcuno.”

L’anonimo in sala, quinta fila poltrona centrale.