Joe Capresis ha scritto un altro ottimo testo. Spesso leggendo i suoi articoli ho invidiato la sua capacità come del resto ho avuto modo di farlo dal vivo durante le riprese di “Esame orale in Santa Caterina” dove io ho interpretato lo studente e Joe il professore. Lui riusciva ad inventare ed io subivo la sua straordinaria fantasia.
Detto questo, vorrei intervenire riguardo al contenuto dell’ultima sua opera pubblicata dal nostro caro Willie Mays.
Nel corso di varie riflessioni ho analizzato il ruolo del comico. Nella nostra epoca si tende a caricare di importanza il ruolo del comico; in Italia, quasi esclusivamente l’area di sinistra, osanna i comici come portatori di verità, guide morali e politiche, ribelli e perseguitati.
Io oserei concentrarmi su due tipi di comicità. Esiste difatti una comicità che ama esagerare traendo spunto dalla minima protesta popolare sentendosi legittima e profonda; il risultato è però l’opposto, ossia la banalizzazione di una questione cruciale. Esistono invece comici che vanno in profondità, individuando un punto non sufficientemente stimato dal popolo e forse andando proprio contro questo stesso popolo. Naturalmente il popolo non capisce e si sente in dovere di divertirsi ugualmente. Ciò nonostante io credo che tale comico sia superiore perché riesce a ridere e a far ridere del suo stesso stereotipo: egli riesce dunque ad andare in profondità trasformando il comico in drammatico.
Joe Capresis, in “Della Politica”, evidenzia una questione sottile, ossia la continuità tra i desideri del popolo e la classe politica di riferimento. Chi governa corrisponde quindi a colui dal quale i cittadini vogliono farsi rappresentare.
Numerose volte sono giunto alla conclusione che meravigliarsi della classe politica che ci rappresenta è ingenuo, poiché effettivamente non è discorde a quello che la maggior parte della gente pensa. Di conseguenza la democrazia funziona e probabilmente è il metodo più funzionale per governare. Certo, la classe politica è opulenta e a volte, a ragione, si critica la sua inefficienza, ma i cittadini desiderano un rappresentante benestante, poiché nessuno darebbe credito a una classe politica povera e temo neanche a dei rappresentanti sobri che possono permettersi di vivere discretamente.
In alcuni paesi, però, ad esempio nei paesi scandinavi, capita che una parlamentare si dimetta perché in ritardo con il pagamento di una bolletta, e in altri, come in Inghilterra, un primo ministro deve spiegare in Parlamento perché sua moglie sia stata trovata senza biglietto in un treno inglese. Con questo non voglio dire che sia necessario prendere spunto da paesi in cui forse il grado di regolazione supera apparentemente i limiti. Vorrei piuttosto evidenziare il fatto che è manifesto un caso italiano che si pone ai limiti diametralmente opposti ai due casi sopra citati.
The Economist dipinge la democrazia italiana come “difettosa”, “incompleta”, in una classifica delle democrazie mondiali (http://www.economist.com/media/pdf/DEMOCRACY_INDEX_2007_v3.pdf). Corretto non dare credito a classifiche non considerabili come scientificamente esatte (oltre che dalla visione democratica neoliberista) ma è difficile nascondere perlomeno il sospetto che nel nostro Paese siano determinanti delle pressioni di sfere esterne e solo parzialmente controllate.
Cosa dire dei rapporti che Cosa Nostra intrattiene con i partiti politici almeno da quando lo Stato italiano ha iniziato ad interessarsi al Sud? Non mi pare strano che all’indomani della crisi di governo
E
Rosso e Nero non sono uguali. E io sono convinto che alcune parti politiche difendano idee simili alle mie, o almeno sostengano un maggior numero di idee simili alle mie. E io agisco come ogni uomo: devo difendermi per sopravvivere e poter dare più possibilità di riuscita alla mia prole. Dunque io difendo una politica che potrebbe dare più possibilità alle classi meno agiate, senza l’illusione dell’uguaglianza ma con un minimo di rispetto per una giustizia regolarmente imperfetta.
Sostengo che criticare dall’esterno sia poco utile seppur piacevole allo scrittore come al lettore. È necessario conoscere per poter individuare il male minore e magari l’ombra di un tentativo che può permetterci di salvaguardare la nostra specie.
Mauro Striano.
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