SUSANNA E LA BOLIVIA
ovvero, non pensavo che sarebbe andata così.
Caro Williemays,
sono seduto, qui, in piedi, a ridosso di una scrivania che mi dice scrivimi addosso e scrivigli a Willie Mays.
Di ierisera ricordo di aver minacciato un barista che non voleva darmi da bere, fino a farmi cacciare fuori dal locale, poi inseguivo un giovane spacciatore maghrebino per dimostrare alla gente che anche loro possono avere paura, poi mi sveglia qualcuno che sale le scale del condominio e allora decido di entrare a casa per fare una doccia. La doccia non l’ ho fatta e siede ora a fianco a me, nascosta nell’ombra maculata di queste tapparelle, Susanna, la mia musa del senso d’insoddisfazione, gli occhi le spuntano da sopra il bavaglio che le chiude bocca, implorano un qualcosa di vero, un liberami che colpa ne ho io, sporcato dall’ evidente rassegnazione del sapersi giustamente in punizione.
Susanna legata alla sedia dell’ ikea.
Anch’io seduto, dicevo.
Ho finito da pochi giorni con il montaggio di “Bolivia e Colaziones: andiamo in profondità” il documentario di prossima uscita nelle sale cinematografiche, prodotto e distribuito, insomma, sostenuto economicamente, dal disinteressato finanziamento di Chevron-Texaco. I soldi ce li han messi loro.
Con la troupe abbiamo vissuto due mesi insieme ai Colaziones. I capi tribù Bornetto e Crioches ci hanno accompagnato tenendoci per mano nella mediazione dei rapporti con gli altri abitanti del villaggio che ovviamente non conoscono nessuna lingua occidentale: metri e metri di pellicola girati, abbiamo registrato, di momento in momento usi abitudini di questa tribù, entrando nella serenità delle loro capanne, scoprendo i più intimi riti quotidiani; uccidendo il piccolo Paneburro (nome che per i Colaziones significa ‘Speranza’ o qualcosa di molto simile al nostro ‘Il buongiorno si vede dal mattino’), siamo riusciti ad entrare in diretto contatto con la disperazione e tutti i sistemi valoriali ad essa connessi, abbiamo così potuto assistere al rito funebre in modo da indagare le lacrime alla radice e capire, come ha potuto questa comunità, mantenersi così pura nei secoli tanto da essere anche conosciuta come la tribù della pace e amore in tutto il mondo, ultimo raro esempio di comunità a gerarchia orizzontale dove, come dice Bornetto, “le regole per la convivenza sono poche: nessuno è capo, è capo solo chi c’ha ragione, inoltre io e Crioches, non possiamo avere torto”.
Il mio scopo era dimostrare che la malvagità non è insita nell’uomo ma frutto dello scontrarsi con l’ambiente esterno e che è possibile, per alcuni popoli e quindi potenzialmente per tutti gli esseri umani, vivere nella più totale armonia senza nemmeno litigare per chi tiene il telecomando.
Erano anni che sognavo di realizzare questo progetto e arrivano questi di Chevron-Texaco che mi dicono ci piace, ti finanziamo noi e io gli dico bene, grazie e fate bene e vi capisco perchè anche voi avrete un ritorno d’immagine e potrete dimostrare che i grandi concentramenti economici come il vostro non servono solo a mantenere uno status quo di potere ma possono anche aiutare la diffusione della conoscenza e potremo dimostrare quindi, che il capitalismo, anche quello più sfrenato e malfamato del mercato petrolifero, può, con le sue infinite risorse e attraverso i suoi infiniti canali di comunicazione, trovarsi a finanziare i più disparati progetti, compreso quelli con nobili intenzioni come il nostro, e loro mi dicono, infatti sì, firmi qui e io firmo lì, MimmoBalestra.
Ora, a montaggio finito e a pochi giorni dall’ anteprima che si terrà a Roma ho scoperto che, Chevron, in accordo con Bornetto e Crioches, ha comprato il terreno abitato dai Colaziones e ha già cominciato i lavori di trivellazione, distruggendo così l’ecosistema locale e costringendo i Colaziones a spostarsi in una vicina riserva ricca di supermercati e lavatrici appositamente creata da quelli della Chevron che mi dicono, lì ognuno avrà finalmente il suo telecomando e poi adesso che i Colaziones si sono spostati il suo lavoro vale molto, molto di più non trova? Ma cosa trovo io, trovo che sono stato usato, mandato in avanscoperta con i denti bianchi sorridenti davanti e quelli marci taglienti dietro
A questo punto non posso lamentarmi dirai.
Invece c’ho questa scrivania qui pressante e Susanna che mi dice mesi e mesi di lavoro e fai finta di essere soddisfatto i tuoi metri di pellicola li hai girati e ora te ne andrai alle varie presentazioni a ubriacarti gratis, a godere del tuo trionfale ritorno dal sudamerica e rispondere alle solite domande, com’è andata? e com’è la gente? figa?
Non posso, non posso.
Williemays, purtroppo mi ritrovo ancora una volta a usare questo spazio per lanciare un messaggio d’aiuto, guarda questa mano, la vedi? È tesa verso l’alto nella speranza che qualcuno voglia afferrarla e tirarmi su, su da questa merda che mi fa annegare, da questa merda che ‘non ne fai mai una giusta belin’.
L’ averti scritto comunque, mi ha già fatto bene, credo che non rinuncerò ai prossimi appuntamenti mondani, credo che mi ubriacherò prima di arrivarci, per riuscire ad esagerare nel momento in cui sarò lì, e ubriacarmi di più; userò ancora quei denti bianchi sorridenti davanti, ma serbando, a quei miei simili, i denti marci taglienti, piscerò nella vasca del ponch e vomiterò nel decoltè della più bella e ancora, piscerò e vomiterò, per te, grande Williemays, padrone dell’istante, servo di niente.
Mimmo Balestra
Ti saluta Susanna.
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