giovedì, agosto 12, 2010

Un mondo possibile è un altro

Caro Mimmo,

chiedermi cosa stia facendo implica chiedermi che cosa io abbia fatto e perché. Significa, mio caro già menzionato precedentemente, grondare di interrogazioni nei miei confronti; delucida un desiderio di metterti al pari di un qualsiasi scribacchino della Repubblica-on-Line, uno scrittore di inette cose insomma. La questione è allora: è Mimmo uno scrittore di inette cose, come secondo la definizione di scribacchino fornitaci da www.etimo.it?

Quando anni fa abbandonai la Comune dei Caterpillars, tu mi rivolgesti una catilinaria, sputacchiasti docili medicine mentali urinando politiche anti-cianfrusaglie. Io partii perché qualcosa soleva sfuggirmi: perché l'arte era molto di più che un cervellotico discorso di Makal Lakam o uno slancio poetico vidimato dalla firma di Federico Pas-Connu.

Lo ammetto, ho conosciuto anche i Cazzstorm ReEvolution e con loro un insieme di valori che ribaltano le convinzioni dei genitori, che peccando di egoismi idioti, convincono la prole all'importanza dello studio. Del resto, caro Mimmo, uno dei tuoi primi documentari, “La tempesta dei cazzi”, ha fornito di anticorpi vari intellettuali reevolustici. Perché mai?

Io posso ritornare a scolpire parole d'ordine, ordire sapori nuovi, giocare a via col vento, ma non credi che lo sviluppo artistico di questi 4 anni, in cui ci siamo esentati dal violentare semiotica e etimologia, ci abbia presentato un semaforo che scaturisce energia verde?

Io posso, anzi insieme potremmo esercitare il nostro amor proprio, riscoprire le vite del Lakam, del Capresis, del Pas-Connu, proporre quelle dei Cazzstorm, discutere di vizi e virtù con Piero Ottone (lo faremmo senz'altro).

Però ti chiedo: ma in tutto questo ti sei mai chiesto se un mondo possibile è un altro?

Ti lascio dunque con tale domanda, caro Mimmo, provando a capovolgere i tuoi valori e sperando di rieducare i lettori alla globalizzazione.

Willie Mays

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