Ancora nessuna notizia di Itù. Il caso è stato preso in mano dai nuclei di investigazione di Bologna. Willie Mays, d’altra parte, prosegue nelle sue indagini private alla ricerca di ciò che ha spinto il genio cinematografico ad annullarsi, a perseguire un cammino lontano dai riflettori. In pieno buio, costantemente pudico, indicibilmente ironico.
Willie Mays ha perciò interrogato uno dei compagni che ha accompagnato Itù nella sua ultima serata. Ecco a voi, in anteprima, l’intervista a Mimmo Balestra, uscito allo scoperto con il medio –metraggio “Mi rifugiai dentro un tuo silenzio”, conosciuto nell’ambito essai con “Obbiettivo Hiv”, conosce un seguito di massa con “Volentéros e i cavalieri dello zoccolo feroce” fino al meritato giorno in cui vince il prestigioso premio “Pisolini” grazie alla prelibata opera “Nel nome di Kis-Kis”.
WM: Si dice che lei abbia trascorso con Itù la medesima serata in cui questo ultimo è scomparso nei vicoli bolognesi
MB: Belìn, eravamo con lui, poi lui ha scelto un’altra strada e ci si è salutati. E poi, belìn, mi telefonano, e mi dicono che non è tornato a casa. Belìn, io non avevo nulla da dire. Ci si è salutati velocemente, lui ha proseguito per Marconi e boh…
WM: Capisco. Durante la serata dava segni di cedimento? Voglio dire, ti è sembrato depresso? O magari ti ha addirittura parlato di suoi eventuali problemi.
MB: Belìn, ci sono alcune serate in cui non ci pensi neanche. So solo, belìn, che eravamo un po’ tutti gonfi.
WM: E non avete parlato di progetti possibili? Cinematografici magari.
MB: Belìn, ma tu vai a pensare al cinema? Scému. Belìn, venerdì sera eravamo a caccia di patata. Tutti un po’ gonfi, belìn, qualche birretta in via del Fratello, un po’ di pizza in via Rizzoli e in via Galliera all’Arci Africa. Poi ci si è salutati.
Le ultime immagini di Itù sono di un uomo con gli abitudinari mocassini e il banale gessato, che vaga stringendo una birra etiope senza conservanti con la mano destra, mantenendo fantasticamente con l’aiuto del braccio sinistro il “Corriere delle Sera” (dicono sottratto illegalmente all’Arci Africa), del giorno appena trascorso, adiacente al corpo minuto e smunto. Dicono di averlo visto così, pensieroso, attento alle plurime ombre che del proprio essere proiettavano le vetrine dei negozi di via Marconi coadiuvate dalle luci dei portici. Ombre, proprio come il riflesso del suo io multiforme. E quella ultima urinata, in Piazza Malpigli, sulle strisce pedonali, dove una corsia decide la direzione.
O forse l’articolo in prima pagina firmato Panebianco “Se l’occidente perde in Iraq” è stato il vero motivo di un abbandono prematuro, di una ribellione sporadica ma defintiva?
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