giovedì, settembre 23, 2004

Itù, genio ribelle o rifiuto della genialità?

Itù è da poco scomparso. Willie Mays riporta l’ultima intervista, pochi giorni prima che Itù abbia finalmente deciso di allontanarsi da un mondo che non gli appartiene. Itù, 1e76 cm, smunto, occhiaie, naso all’insù, 44 di piede. Veste elegante, amante dei mocassini e del gessato. Chiunque abbia notizie scriva a makpass@genie.it.
WM: che cosa un’artista può, o meglio si sente di fare in un mondo sempre più dominato da un’ottica consumistica, priva di valori, lontana da ciò che le generazioni antecedenti alla nostra avrebbero voluto vedere al giorno d’oggi?
I: Il mondo d’oggi, e il mondo odierno, quale contrapposizione? Quale conflitto? Quale discordia? Diceva bene, forse nel suo parossismo, l’ingenuo Abì Benì o forse dobbiamo ispirarci ad un più semplice snobismo tipicamente Malikiano, frutto ebbene sì di una lotta di classe sempre più suadente all’interno di un mondo operaio tramutato in gigantesco settore terziario? Rivolgo a lei la questione.
WM: Insomma, quale prospettive lei crede più adatte al pensiero filosofico, e con questo oso dire artistico – politico – sociale – economico - sportivo, contemporaneo?
I: Lei vorrebbe un estrema propensione al positivo? Desidera nel suo egoismo una risposta, forse acerba, immanente e propizia. Vuole termini funzionali ad uno stato d’animo increscioso e alquanto superfluo, che possano rassicurarla dall’imminente minaccia apocalittica? Da me riceverà marciume, un orgasmo di fluttuazioni economiche, cicli di Kondratiev. Nient’altro può aspettarsi. Sono alquanto desolato.
WM: Bene, lei ha detto: “Niente mi rassicura di più del sesso non protetto”. Si sentirebbe ancora di ripetere questa, mi consenta di provocarla, minaccia?
I: L’altro giorno in un tipico cinemetto d’essai ero sprofondato a fianco di una poltroncina corredata da una appena maggiorenne in tenuta sportiva. Minigonna e calze a rete, allungavo gli occhi per scrutare il tanga che indifesa indossava all’insaputa dello zio troppo possessivo. Potevo, secondo lei, veramente soffermarmi ad analizzare “Arca russa” di Aleksandr Sokurov?
WM: Il sogno di un poeta è realizzabile in quanto sogno o il poeta è verità in quanto poeta?
I: Entrambi. Mi creda, entrambi. Tutti a perseguire un unico scopo. Il narcisismo fine a sé stesso.
WM: Ma allora lei non pensa che la svolta sia stilisticamente erronea, non realizza il fatto che l’avanguardia abbia contatti diretti con gli dei dell’arte, i sublimi pensatori dell’infinito ipotizzabile. La sua è una sorta di schizofrenia?
I: Ha presente quel filmetto, di cui non ricordo il titolo, dove Mastro Geppetto si lascia andare ad un orgasmo fin troppo precoce alla vista della Fata Turchina? E l’andirivieni di Topolino quando, ignaro di ciò che Minnie desidera, aiuta il commissario Basettoni a scoprire il complotto ordito ai danni di Anacleto? E Lillie, il vagabondo, quando decide di spartire gli spaghetti con Ilvagabondo? Lotta di classe, questo dovrebbe insegnarci la storia.
WM: Mi dica tre film che più sente prossimi al suo stile di vita.
I: Sicuramente “Sabrina – fuck and cum”, poi potrei citare “Notre Musique” del decrepito Godard e, perché no, “Mi sento libero dalle megarobe, e perché no dagli ippopotami” di Makal Lakam. E, se me lo concede ne cito un terzo: “Obbiettivo HIV” del maestro italiano Balestra.
WM: E tre film che sconsiglia anche al suo peggiore nemico?
I: “I Diari della motocicletta”, “Farenotte 911” e sicuramente “Mai fu, io rimasi ma lei no” dello spregiudicato Giovanni “Alter” Nuso.
WM: Abbiamo parlato di cinema, forse anche di politica, ma non di amore. Lei come si definisce?
I: Cioè, tipo che, perché no, del tipo che, boh…quando ti prende…a volte non è che puoi controllarti…ma magari…magari non è il momento. Io, l’amore e te; tu, l’amore ed io. Dov’è il confine? Qual è la morale? Mi tratti da neoromantico? Allora preferirei che la mia identità piuttosto resti integra.
WM: Un’ultima riflessione dedicata ai suoi sostenitori?
I: No alla concertazione. Questo posso aggiungere.
WM: Per finire, la ringrazio. Le auguro un buon lavoro per gli ultimi giorni di riprese al canile di Pontedassio. Spero che la sua nuova opera riscontri un successo che vada al di fuori della ristretta nicchia underground.
I: Lo spero anch’io. Avevo intenzione di acquistare un treppiede.


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