giovedì, settembre 23, 2004

Itù, aiutami tu.

Itù, ascoltami, è il tuo dio che parla. Ascoltami riccietto. Ascoltami.
E niente, questa sera mi sono recato al solito cinema d’essai. Per vedere delle sequenze dedicate a Laura Betti, Laura Betti che parla di Pasolini e ho percepito al mio fianco i soliti intellettuali marxisti che si ostinavano in un continuo parlottio. Mi sono lasciato andare in un rimprovero di questa cultura alternativa, figlia del più gretto consumismo, che non lascia spazio alle parole . “Mi avete rotto i coglioni” così disse Itù. E poi, niente, mi sono deciso dopo una serie riflessione ad espormi alla serie televisiva di Micheal Moore “The awful truth”. Moore narcisista statunitense, Moore auto celebrativo. Ho preso in considerazione la prova patetica solo per sacrificarmi alla forte attrazione provocatami dalla cassiera. Ma Itù non poteva immaginare le risate di massa degli utenti cinematografici che si ostinano a non scrutare il senso di appartenenza idiota che infonde un manipolatore o sfruttatore mediocre.
Riccietto, Itù, che vai dicendo, collabora al mio senso di solitudine. Provoca insensibilità, fallo per me e per il mio callo vertiginoso e afrodisiaco che tanto disse perché? Come mai? Quando?
Mi ritrovai in una selva oscura, affollata da folli pompinari che chiedevano il mio germoglio. Solo, in una stanza purtroppo vana, liberatasi dalla inquietudine sublime, dal folle ricercar di un Itù duraturo. Itù, Itù, aiutami tu, dove sei, come mai, why, because.
Willy Mays? Willy Mays? Willy Mays?

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