AUTO-DENUNCIA DI UN’ EFFETTIVA INCAPACITA’ ARTISTICA DI MIMMOBALESTRA
AVVERTENZA:nonostante questo sfogo letterario/letterato/letto sarà firmato williemays, il vero autore è in realtà il suddetto MimmoBalestra, già noto ai più per le sue opere di successo ma di scarso valore artistiso
Caro williemays,
belin, non so se ho diritto di entrare nel tuo spazio pubblico e mi spiace dover ricorrere a bassezze di questo tipo, ho pagato un hacker per avere la tua password, ma avevo bisogno di comunicare con te senza incontrarti di persona, c’è un motivo… il problema è che… che mi vergogno.
Mi vergogno di portare a spasso il mio viso al di fuori di queste mura, mi vergogno di farlo incontrare a quello di vecchi amici… non posso assolutamente immaginare di mettere il mio viso di fronte al tuo.
I nostri volti e i nostri occhi ci hanno visto evolverci e assecondare le nostre cosiddette doti artistiche, le tue di grande letterato, scrutatore della contemporaneità e le mie, così dicono, di cineasta…, insieme ci siamo incamminati lungo questa strada così difficile da percorrere e tutte le volte che ci è capitato di inciampare e cadere a terra di fronte alle critiche di chi non ci capiva, di chi non ci voleva capire, nessuno dei due ha mai titubato sul da farsi… eravamo sempre pronti a fermarci per tendere la mano, rialzarsi e continuare, fregandocene del resto… ma ora tutto è diverso belin, veramente.
Oggi, come tu ben sai le mie opere hanno grande successo, ricevo richieste di partecipazione a eventi culturali, mostre, manifestazioni Londra, Parigi, New York, Camogli… insomma ho cominciato a frequentare quegli ambienti di cui io e te abbiamo tanto riso, sciarpe di cachemire, gemelli d’oro, scarpe col tacco d’oro e, belin, quant’altro…
Ed è proprio grazie a queste mie frequentazioni che i miei film continuano a guadagnare consensi, anche tra chi inizialmente aveva storto il naso di fronte alla famosa difficoltà interpretativa che caratterizzerebbe i miei lavori e di cui tanto scrivono i critici… il problema è che nella mia arte non c’è nessun contenuto, e tutto il tempo speso a scervellarsi per cercare di capire quale messaggio le mie opere volessero veicolare, era tutto tempo buttato.
Parliamo ad esempio di Obbiettivo HIV, adesso sta subendo una rianalisi da parte dei media e quelli del ministero dell’istruzione vogliono farlo vedere nelle scuole medie, ma quel film sarà quel che sta diventando solamente grazie ad un forte impegno promozionale, una spinta mediatica dovuta non a meriti artistici riconosciuti bensì ad uno squallido giro di favoritismi e raccomandazioni, amici di famiglia pronti a mettere parole giuste nelle orecchie giuste, alimentando una rete di conoscenze che in questo modo si auto-conserva e mantiene il potere di decidere cosa è oggi arte e cosa non lo è; gente che impugna lo scettro della fama e illumina di celebrità solo chi già è all’interno di questa piccola elite di facilitati e di facilisti.
Non credo che questo fenomeno sarebbe un problema se soltanto si limitasse a calciatori o soubrette da sabato sera… ma se penso che le mie produzioni adesso stanno togliendo spazio a chi realmente fa dell’arte e non ha i mezzi per trasmettere il suo messaggio, se penso a centinaia di opere che rimangono nell’oblio delle teste di chi le ha partorite, se penso a queste cose non posso fare a meno di odiarmi. Io odio.
Dentro di me c’è un male che non si può sradicare, non c’è operazione chirurgica o visita psichiatrica che possa cancellare le mie radici alto-borghesi… vorrei aver affrontato un’infanzia di stenti e privazioni, per poter dire di aver combattuto, per poter dire con accento bolognese “mo guarda che bel self-made man”.
E invece caro amico, eccomi qui, circondato da cd e polvere, inviti di discoteche che non sono altro che cartafiltro, libri letti e libri da leggere, libri da studiare, tappi di sughero e tappi di metallo con le rispettive bottiglie vuote… una bottiglia di whiskey da finire e una di rum ancora da aprire… per un po’ potrò non uscire di casa… il resto è solo il ronzio della ventola del computer… affogo nel mio senso di colpa mandandoti questo messaggio che non vuole però nascondere un cenno di speranza, un ultimo debole grido rivolto a williemays il grande delineatore dell’oggi, fotografo di questa odiosa post-modernità:
TROVAMI DELL’ARTE ADDOSSO WILLIE, TROVAMI DELL’ARTE ADDOSSO.
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