Cari e numerosi amici, è Willie Mays che vi parla. Sono stato lontano, non ho potuto tenervi aggiornati per un lungo periodo. Mi sono lasciato catturare dalla paura delle scelte sbagliate, sono penetrato in un circolo vizioso di mancanza di auto-stima, terrore dell’errore e conseguente aumento della mancanza di auto-stima. Ma eccomi nuovamente, in prima linea, nonostante la figura reale di Itù sembri oramai perduta eternamente e ciò che ci resta sono solo immagini allo stesso tempo sfocate e vivide.
Vi propongo un intervista a Federico Pas-connu, cantautore di padre francese e madre trevigiana, celebre al grande pubblico per il suo ultimo album “Mi invaghivo di qualsiasi meretrice” ma da noi amato soprattutto per “In fondo, la prima porta a sinistra” composto dopo la caduta del Muro di Berlino e per “Viale Zara, 115”.
WM: “Difendere la proprietà privata? Chavez dice: “La terra a chi la lavora realmente”. Come dargli torto? E le fabbriche agli operai?”
FPC: “Ecco, io sarei d’accordo. Sì, lo dico sinceramente, mi ritrovo appieno in tale affermazione. E che c.., come non dire ciò. Ecco, io sto recentemente lavorando in un progetto prodotto dalla televisione nazionale peruviana. Contro chi? Contro prima di tutto noi stessi, contro chi non vuole che i nostri sogni si rivelino l’unica strada possibile”
WM: “Ma, a volte, mi sorge il dubbio. Posso farti partecipe di ciò che mi rende perplesso?”
FPC: “Sicuramente”
WM: “è molto gentile, apprezzo la disponibilità. Spesso gli uomini famosi, magari anche se solo in un settore cosiddetto di nicchia, tendono a chiudersi nel proprio guscio, Cristo, si costruiscono un castello dopo aver già scavato il fosso intorno e lasciato che gli alligatori prendessero possesso delle acque. Come ti definisci?”
FPC: “Prima di tutto onirico. Il mio modo di pormi di fronte all’esistenza, e da qui la scelta del dialetto, della vita reale, di ciò che effettivamente ci circonda, è tale. Onirico. Ermetico forse, ma mai di puro edonismo. Sempre gioviale, bizzarro anche, senza vie di mezzo, fantomatico.”
WM: “Le tue opere partono prima di tutto da un’insoddisfazione profonda. È secondo te possibile riuscire a colmare il vuoto creato dall’incongruenza esistente tra i valori dominanti in questa società e i principi che guidano il tuo pensiero politico-culturale?”
FPC: “Ha detto giustamente lei: la terra a chi la lavora realmente. Ha mai pensato ad una società priva di proprietà privata? Io ci ho pensato”
WM: “D’accordo, ma potrebbe essere realmente fattibile? O forse sarebbe necessaria innanzitutto una fase di transizione nella quale magari si cercasse di stabilire delle regole, delle leggi, che combattano l’iniqua distribuzione di risorse?”
FPC: “Già, ma i lavoratori non desidererebbero forse una scelta concreta? Senza compromessi. Ecco, nelle mie creazioni dico: -no ai compromessi-. No a noi stessi, no ai discorsi da autobus, sì alle prese di posizione.”
WM: “Prossimi progetti?”
FPC: “Dovrei partecipare, me lo danno per certo, ad una compilation tributo agli Zwerepé famoso gruppo giapponese. Ho scritto un pezzo: “Non ti lasceremo mai (Zwerepé)” con una giovane donna conosciuta a Tokyo.”
WM: “Come mai la scelta del giapponese? Non credi che tale scelta potrebbe farti perdere sostenitori, oltre ad essere un prodotto poco commerciabile?”
FPC: “I miei produttori dicono che io stia facendo una caz…, ma Dio, io sono me stesso, io voglio essere me stesso altrimenti non potrei essere contro me stesso ma contro un qualsiasi cantante da classifica. Mi prendo il rischio. Mi dicono: -stramaledetto ragazzo, tu scherzi con il fuoco- E io rispondo: -apprezzo lo sforzo, apprezzo lo sforzo, ma quando i vostri lavori si mostreranno effettivamente per ciò che sono, cari i miei ipocriti, vi farò apprezzare anche qualcosa d’altro-
Bene, ecco a voi Federico Pas-connu, un cantautore che non si vergogna di dire ciò che pensa e non ha problemi a credere in ciò di cui si vergogna. Le sue opere avranno il successo che meritano? Probabilmente no. Ma a noi piace ricordarlo così.
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